La nuova radio è digitale e si chiama dab+

La radio evolve e passa al digitale. D'ora in poi l'fm si chiamerà dab+ e promette una qualità di molto superiore a quella piena d'interferenze cui ci siamo abituati. Tra passato, presente e futuro, come funziona il più amato tra i mass media in versione 2.0

Negli ultimi 10 anni la tecnologia ha inventato nuovi oggetti e trasformato molti di quelli che conosciamo: dal cinema alla tv, dai telefonini al tablet. Nel nostro Paese, occupati come siamo a discutere di tv, tv e... tv e, solo qualche volta, di web, non ci siamo accorti che la radio è diventata digitale, un media seguito ogni giorno da più di 35 milioni di connazionali. E tutto per merito del dab, il digital audio broadcasting.

A quasi 40 anni dall'arrivo delle radio private, ancora oggi in auto e nelle grandi città, spesso, lottiamo tra disturbi e interferenze. Un problema inevitabile? A scorrere la lista delle oltre mille emittenti radio che affollano la banda in modulazione di frequenza sembrerebbe di sì. Invece, l'alta qualità radio non è più un sogno.

Il sistema dab è stato sviluppato in Europa a partire dagli anni '90 e, nel 2007. aggiornato al dab+. La transizione, partita ufficialmente in Italia lo scorso anno dal Trentino Alto Adige, segue un piano di espansione che prevede di arrivare a 14 multiplex a copertura nazionale. Il multiplex è la tecnica di trasmissione digitale che permette di "impacchettare" insieme più canali radiofonici (o anche televisivi o di dati), risparmiando preziosa banda (il cosiddetto "etere"). In questo modo, a parità di banda occupata, è possibile avere più emittenti oppure emittenti con una migliore qualità.

Il regolamento italiano prevede che in ogni multiplex possano essere inserite fino a 12 stazioni radio anche se, in teoria, se ne potrebbero stipare, sacrificando la qualità di ascolto, anche più di 20.

In pratica la radio digitale dab mette assieme due tecnologie: una di compressione dei dati e una di trasporto. Il sistema di compressione usato dal dab+ è l'he-aac (high efficiency advanced audio codec). È simile all'mp3 (di cui migliora efficienza e qualità) ed è lo stesso usato da Apple per riprodurre la musica nell'iPod/iPhone.
Il sistema di trasporto si chiama invece cofdm (coded orthogonal frequency division multiplex). È una sigla (e una procedura) complicata che indica l'uso di precisi parametri matematici per dividere lo spazio (e il tempo) di trasmissione dedicato a ciascuna emittente in micro porzioni singole, ben 1.536, per metterle al riparo dalle interferenze reciproche.

Il risultato di queste due tecnologie sono stazioni radio ad alta fedeltà e finalmente prive di disturbi anche in auto e la fine della necessità di ricercare e sintonizzare di nuovo l'emittente che si sta ascoltando, mano a mano che ci si allontana dal suo trasmettitore.

La radio digitale, al momento, copre circa il 70 per cento del territorio nazionale, ossia 19 milioni di abitanti. Al link che segue potete aprire, in un'altra finestra, un'utile e aggiornata mappa della copertura della radio digitale in Italia.

Circa il 50% dei programmi dab sono diversi da quelli della tradizionale radio in fm (che una radio dab può comunque a ricevere): ci sono infatti molti canali tematici, dedicati cioè a un preciso argomento o genere musicale. Non solo: la radio digitale può tramettere anche nuovi servizi utili alla guida e alla sicurezza. Alcuni di questi all'estero sono già attivi, altri sono in fase di sviluppo. Tutti sono raggruppati sotto la sigla Tpeg (Transport protocol experts group) e comprendono informazioni geolocalizzate per esempio sui parcheggi, sulle code nelle strade e sui tempi reali di percorrenza, così come messaggi sul traffico e sulla rete dei trasporti pubblici. Costruttori automobilistici quali Kia, Honda e Ford hanno già in gamma auto con ricevitore dab di serie.

La radio dab è hi-fi e facile: non si deve nemmeno più cercare la stazione, basta selezionare il nome sul display. Quanto al costo del ricevitore dab, è finalmente superato il periodo pionieristico, quando i modelli erano poche e carissimi, anche oltre 300 euro, e ora che l'assortimento è diventato più ampio, i prezzi sono scesi parecchio. Una buona radio digitale, al momento, si può acquistare a partire da circa 40 euro: non male, tanto più che le emittenti dab+ si ricevono gratuitamente. Nella fotogallery qui in alto vedete una lista di modelli.

Se quello raccontato sopra è il presente della radio digitale il suo futuro è la radio ibrida, composta cioè da broadcast (via etere) e broadband (via banda larga); ossia diffusa con più mezzi di trasmissione. Entro i prossimi anni questo scenario dovrebbe realizzarsi anche grazie all'"euro chipset", un concetto tecnologico pensato dall'Europa per aiutare a mettere la radio digitale dappertutto: nella cucina così come nello smartphone e nel tablet.
Annika Nyberg Frankenhaeuser, media director di Ebu/Eurovision (European broadcaster union) ci racconta, nel breve video che segue, il futuro della radio digitale (potete attivare i sottotitoli in inglese, un po' maccheronici, in verità, generati da Youtube).