A Stanford il semiconduttore si scioglie nell’aceto

I ricercatori dell’Università di Stanford hanno messo a punto un semiconduttore completamente biodegradabile e biocompatibile, con il quale sarà possibile realizzare dispositivi elettronici da impiantare negli esseri umani. Tutti i dettagli

Uno dei maggiori pericoli per l’ambiente è rappresentato attualmente dai milioni di tonnellate di rifiuti elettronici sparsi per il pianeta. Materiali difficili da smaltire e certamente non biodegradabili.

Desta perciò particolare interesse la pubblicazione, da parte di alcuni scienziati dell’Università di Stanford guidati dal professor Zhenan Bao, di un lavoro riguardante la creazione di semiconduttori biodegradabili. Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, con il titolo “Biocompatible and totally disintegrable semiconducting polymer for ultrathin and ultralightweight transient electronics”.

Sintetizzando una molecola rinvenuta nell’inchiostro per tatuaggi, i ricercatori hanno creato un polimero semiconduttore che, a contatto con un liquido moderatamente acido come l’aceto, si dissolve in circa un mese. Hanno poi integrato il dispositivo elettronico in una pellicola ultrasottile estratta da fibre vegetali, che funziona da substrato, completandolo con elettrodi fatti di materiale derivato da alluminio e acciaio.

Obiettivo degli scienziati è utilizzare questa tecnologia per fabbricare dispositivi medici da impiantare nel corpo, sensori biologici (per esempio per misurare pressione, valori di glucosio, livello degli zuccheri) e altro ancora. Per verificare la non tossicità sui tessuti, il nuovo materiale elettronico è stato testato su cellule del muscolo cardiaco di topo. Il test è riuscito: dopo 6 giorni le cellule erano ancora vive; ma il nuovo dispositivo richiederà altri test su animali da laboratorio ed esseri umani prima di poter essere impiegato in applicazioni cliniche.

La grande novità rappresentata dai transistor e dai circuiti logici ottenuti dai polimeri organici sono le elevate performance dimostrate e la loro completa biodegradabilità e biocompatibilità. Insomma, per la prima volta sono stati creati dei componenti elettronici che non nuocciono ai tessuti umani e non inquinano l’ambiente. Un’invenzione che fa ben sperare per il futuro della medicina e la salute del pianeta.