Ideonella sakaiensis , il batterio ingordo di plastica

Un batterio affamato di plastica potrebbe risolvere il problema dello smaltimento del PET. Ecco in cosa consiste la scoperta dei ricercatori dell’Istituto di Tecnologia di Kyoto

Ogni anno centinaia di milioni di tonnellate di bottiglie e contenitori in PET (polietilene tereftalato) vengono buttati in discarica (solo una piccola parte viene riciclata nel mondo). Montagne di rifiuti che soffocano la terra, il mare e gli Oceani e che, a lungo andare (neppure tanto lungo!), seppellirà anche noi. A meno che non si trovi una soluzione per il loro corretto smaltimento o, meglio, per la loro definitiva eliminazione.

Una speranza in tal senso l’accendono ora i ricercatori giapponesi. La rivista Science, infatti, ha pubblicato la ricerca condotta da un team guidato da Shosuke Yoshida presso l'Istituto di Tecnologia di Kyoto. Il gruppo di ricercatori ha individuato un batterio capace di degradare completamente il PET in un tempo ragionevole.

All’interno di un impianto di riciclaggio di PET, gli scienziati hanno scoperto un microbo che si nutre letteralmente di plastica per ricavarne energia e carbonio. Prontamente ribattezzato Ideonella sakaiensis, il batterio riesce a divorare in alcune settimane i detriti.

Il singolare appetito è stato attribuito dagli scienziati a una coppia di enzimi che ha fatto sì che il batterio si evolvesse  in risposta all’ambiente del PET. Gli enzimi consentono all’ Ideonella sakaiensis di mangiare la plastica e, soprattutto, di ridurla ai suoi due elementi base, innocui per l'ambiente. Due monomeri, ossia molecole semplici, chiamati acido tereftalico e glicole etilenico.

Ma qual è il vantaggio del batterio rispetto ad altri sistemi scoperti in passato, come i funghi? Data l’individuazione dei due enzimi che lo generano, è facile riprodurre il batterio in laboratorio e, dunque, lo si può creare per metterlo a riciclare la plastica efficacemente e a costi bassissimi.

 

(11 marzo 2016)