Sicurezza dei dati personali? C’è cloud e cloud

Dopo il furto di foto dagli account iCloud di dozzine di attrici di Hollywood, avvenuto poche settimane fa, la sicurezza del cloud (e dei documenti che conserva) è sotto la lente di ingrandimento. Il parere di Luca Marazzi di WD

È di poche settimane fa il catastrofico furto di immagini che ha coinvolto dozzine di star di Hollywood. Dall'account iCloud delle attrici, un abile (e ignoto) hacker ha pubblicato con grande scandalo foto personali e private sul forum 4chan. Luca Marazzi, Country Manager Branded Products di WD dice la sua.


CLOUD E PRIVACY
Ad aver contribuito a portare in primo piano il tema della sicurezza nel cloud, anche a livello di utente individuale, è stato lo scandalo delle star violate nella loro privacy: l’esposizione al pubblico di immagini e filmati privati, che gli stessi pensavano cancellati da tempo, o comunque al sicuro, ha un grande merito. Luca Marazzi, WD Se da un lato le aziende ne discutono da tempo - perché ad andare nel cloud sono sistemi ed applicazioni critiche per il loro business - dall’altro i consumatori appaiono molto meno attenti nella scelta di soluzioni tecnologiche adeguate. Convenienza e praticità sono gli elementi cardine in questo senso, con la sicurezza che ahimè passa decisamente in secondo piano. Questo però fino ad oggi. Un recente instant poll di Information Week ha rivelato come il 40% degli utenti si dichiari al giorno d’oggi meno sicuro nel salvare su cloud i propri dati e soprattutto le proprie immagini.


LA SICUREZZA DEL CLOUD È AFFIDATA AI FORNITORI DEL SERVIZIO
I fornitori di cloud si devono occupare della sicurezza dei dati loro affidati e della loro protezione con strumenti tecnologici adeguati, sia per quanto riguarda i data center che i meccanismi di autenticazione. Il processo di archiviazione, di accesso e gestione dei dati è sempre potenzialmente a rischio e va salvaguardato nella sua interezza. In ogni caso, resta indiscutibile un pericolo intrinseco legato alla perdita del controllo fisico dei propri dati.
Nella foto sopra Luca Marazzi, Country Manager
Branded Products di WD

Logo iCloud


IL PERSONAL CLOUD
Tuttavia una soluzione a questa problematica c’è, ed è quella che va sotto il nome di Personal Cloud: vale a dire la possibilità di creare una “nuvola” personale nella quale collocare i propri dati, mantenendo la possibilità di accedervi ovunque – questo porta di fatto il cloud a casa, in ufficio, o comunque sotto il nostro diretto controllo. I file restano al sicuro, e app dedicate permetteranno di accedervi, di modificarli, di salvarli e di condividerli mentre si è in qualsiasi parte del mondo. La creazione di cartelle di condivisione, alle quali invitare utenti specifici, è particolarmente comoda ma va considerata con ovvia cautela. Valutare con attenzione le persone con cui condividere determinati materiali fa parte delle normali norme di prudenza, come del resto scegliere con cura le password con cui accedere a determinati archivi.


QUALE PASSWORD?
La gestione delle password è un aspetto tanto importante quanto sottovalutato: spesso tendiamo a utilizzare le stesse parole per più servizi diversi, quando non per tutti, e questo mette a rischio anche i sistemi tecnologicamente più solidi. Secondo una recente ricerca di SplashData le password più usate nel mondo sono “123456” e “password“, seguite da “12345678“... Altrettanto poco consigliabile è utilizzare parole legate alla propria vita privata ma facilmente rintracciabili, con un semplice giro sui social network - nomi dei parenti, degli animali domestici e così via... Si parla di social engineering, ma spesso sono gli stessi utenti a mettere nelle mani dei malintenzionati le armi stesse con cui questi li colpiranno.

Come funziona iCloud

Il principio di funzionamento dei servizi cloud

Non c’è nulla di nuovo in fondo. La sicurezza - tanto personale quanto aziendale - passa per un mix di comportamenti e strumenti. Il Personal Cloud è uno strumento molto efficace se utilizzato con le dovute accortezze, ma può essere comunque messo a rischio da comportamenti non adeguati che, se possono essere spesso ricondotti al semplice buonsenso, vanno comunque ricordati e messi in pratica.

Luca Marazzi, Country Manager Branded Products, WD


Le opinioni di questo articolo sono quelle dell'autore e non rappresentano necessariamente quelle di TheDigeon