In prova | Plustek OpticFilm 135i, negativi e diapositive diventano smart

Dallo specialista Plustek, uno scanner per diapositive capace di fare scansioni non solo in 35 mm ma anche nei formati panoramici e double frame. Lo abbiamo messo alla prova

Il Plustek OpticFilm 135i è la nuova versione di uno scanner per pellicole negative e diapositive che, alla sua uscita, aveva dato ottima prova di sé (era il modello Plustek OpticFilm 135, senza la i). Diciamolo subito: il nuovo arrivato se l'è cavata bene in tutte le prove e il produttore taiwanese ha dimostrato di avere corretto bene anche alcuni dei punti deboli della versione precedente.

COME È FATTO
Il design squadrato (misura 24,5 x 35 x 20,5 centimetri) con cinque pulsanti di controllo, non si discosta dal modello da cui deriva. Per l'uso occorre prevedere, sulla scrivania, uno spazio aggiuntivo di circa 50 centimetri in lunghezza, per consentire il movimento del porta pellicola. La risoluzione ottica del Plustek OpticFilm 135i va da 600 a 7200 dpi (10.224 x 6.748 pixel), il che vuol dire che produce immagini che vanno da circa 20 a ben 400 Mpixel. Le dimensioni del file salvato dipendono, oltre che dalla risoluzione impostata, anche dal formato di archiviazione scelto (a scelta tra jpg, tiff, png e bitmap) e dalla profondità di colore (24 o 48 bit).

La novità principale, però, è che permette di fare scansioni non solo nel tradizionale formato 35 mm (24x36 mm) ma anche in formati come il panoramico (24x226 mm ) e a doppio frame (24x65 mm); i frame relativi, però, sono opzionali.

Ancora più importante: finalmente c'è un sensore a infrarossi integrato che permette la rimozione automatica dei graffi e della polvere, difetti piuttosto frequenti sulle vecchie pellicole invertibili o negative.

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Schema di funzionamento del Plustek OpticFilm 135i

COME FUNZIONA
Per poter usare lo scanner è sufficiente installare il software di serie, QuickScan Plus, che si scarica in pochi istanti dal sito del produttore. Fatto ciò appare la schermata Home, le cui impostazioni di default prevedono una risoluzione di 1800 dpi e una profondità di colore di 24 bit (il che vuol dire, con queste impostazioni, ottenere una scansione stampabile a 300 dpi fino a circa 21 x 14 cm). Per la nostra prova abbiamo usato un computer Macintosh con processore Intel Core i7 a 8 core e frequenza di 3,8 GHz, scheda grafica AMD Radeon Pro 5500 XT da 8 GB, 24 GB di memoria Ram e disco fisso ssd da 1 TB formattato Apfs (Apple file system).

Per la prima batteria di scansioni abbiamo inserito quattro diapositive del 2002, acquisite con le impostazioni standard del software di serie e con il sistema di rimozione dei graffi e della polvere attivato. È importante sottolineare che si può impostare il software di serie affinché, a scansione eseguita, le immagini appaiano direttamente in un qualunque programma di fotoritocco: noi abbiamo impostato Photoshop.

Per ottenere i quattro file digitali @1800 dpi ci sono voluti 2 minuti e 50 secondi circa (che diventano circa 19 minuti per quattro scansioni alla massima risoluzione hardware di 7200 dpi, utili per una stampa di alta qualità di circa 53x60 cm @300 dpi). Come già nel modello precedente, anche nel 135i se si fanno scansioni con qualche slot del porta pellicole vuoto non si risparmia tempo.

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New York, 1999: riduzione in full hd di un critico originale Fujichrome Velvia 100 (jpg 9.483 × 6.410 pixel @7.600 dpi). si tratta di uno scatto in controluce solo parzialmente compensato con Photoshop dopo la scansione

LA QUALITÀ DELLE SCANSIONI
Come di consueto, senza la correzione automatica dell'esposizione attivata nel software di serie (non è abilitata di default) le scansioni appaiono un po' sottoesposte ma basta un tocco sul pulsante apposito per correggerle. Il sistema automatico di rimozione dei graffi è efficace, veloce, non introduce artefatti visibili nell'immagine e lascia filtrare solo alcuni dei puntini più piccini. Il bilanciamento del bianco, invece, tende un po' ai toni caldi e non sempre la funzione automatica li sistema correttamente.

Per quanto riguarda la qualità complessiva delle diapositive e dei negativi digitalizzati è necessario fare alcune precisazioni. Oggi, che siamo abituati allo stile e alla qualità delle foto digitali (e molti di noi, magari, non hanno mai visto una scansione da pellicola invertibile), a prima vista noteremo una maggiore morbidezza, che non dipende dal sensore dello scanner ma proprio dalla risoluzione e dalla “grana” della pellicola. In ogni caso, salvo che si tratti di originali particolarmente massacrati dal tempo o scadenti in origine, che richiedono un robusto lavoro con Photoshop, le scansioni sono di ottimo livello. La possibilità di fare scansioni hardware @7.600 dpi dà il grande vantaggio che, condivise sui social a dimensioni standard (attorno ai 2.000 pixel di base) oppure stampate fino al formato A4 (21 x 30 cm) mostreranno poco o per nulla la tipica grana della pellicola analogica: al netto della compressione operata dal motore di questo sito lo vediamo bene nell'immagine sopra, dove la grana si nota nelle parti sottoesposte della facciata del National hotel e nei rossi e nei blu scuri delle pubblicità, mentre di fatto non è visibile nella foto del taxi rosso in basso. Non va poi dimenticato che la latitudine di posa delle pellicole di 30 e 20 anni fa non è la stessa di quella di una foto in hdr fatta con una moderna fotocamera full frame e che, dopo tutto questo tempo, la nitidezza (il fuoco) delle diapositive e dei negativi "vintage" tende a peggiorare.  

IL PARERE DI THEDIGEON
Il Plustek OpticFilm 135i è un buon prodotto. Non è pensato per un uso professionale ma chi ha un archivio importante (anche solo in termini affettivi) di pellicole vintage invertibili o negative lo troverà egregio.

Il software di serie è facile da usare, funziona bene e integra tutte le funzioni di base necessarie per ottenere una buona scansione (sia come fedeltà dei colori, sia come nitidezza, sia come possibilità di correzione e ritaglio).

Questo scanner è silenzioso: il ronzio del motorino passo passo che governa il porta pellicole non è fastidioso. Quanto ai tempi, direi che è soprattutto qui che si vede la classe non professionale del Plustek ma, d'altro canto, mentre lui lavora, altrettanto possiamo fare noi usando il computer come preferiamo e senza nessun inghippo o rallentamento.
 

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Londra, 1993: la cosa più interessante di questa scansione sono le acconciature e l'abbigliamento dell'epoca, giubbotto e jeans (jpg 9.554 × 6.386 pixel @7.600 dpi)

Interessante, poi, la possibilità di condividere con un tocco sui social (Fb, Ig) le immagini appena digitalizzate: un'idea per portare nel XXI secolo le foto scattate con le fotocamere analogiche.

Infine il prezzo: con 499 euro di listino (attorno ai 450 euro street price) il Plustek OpticFilm 135i si pone nella fascia medio-alta degli scanner per pellicola e come tale funziona. Silenzioso, automatico (i pulsanti funzione sul frontale sono molto comodi) e, nella nostra prova, affidabile, è un prodotto che vale il prezzo. Nell'uso automatico, con il solo software di serie Quick Scan Plus, i risultati sono già buoni il 99% delle volte.

Chi abbia la voglia, o la capacità, di trattare le scansioni con un programma di ritocco fotografico otterrà delle foto di grande soddisfazione, che, una volta stampate in alta qualità e incorniciate, potranno fare bella mostra di sé per anni.

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Glaciar Perito Moreno, Argentina, 2002 (tiff, 9.506 × 6.362 pixel @7.600 dpi 48 bit). Scansione ottimizzata in automatico dal software di gestione, senza successivo fotoritocco ad hoc