Turchia, STOP a Twitter

Il premier turco Erdogan avvia la sua azione di repressione del social Twitter chiudendo molti account e cercando di rendere la piattaforma irraggiungibile. Ma il web non si ferma e scatena la sua ironia

Troppo scomodo: per il premier turco Tayyip Erdogan Twitter è un social da chiudere. Soprattutto dopo che, la scorsa estate, la piattaforma era servita per documentare in tempo reale i duri scontri di piazza tra i manifestanti e la polizia e diffondere al mondo quanto stava accadendo. Motivo della protesta, la difesa del parco Gezi di Istanbul dalla cementificazione e dalla speculazione edilizia che vede anche il genero di Erdogan tra gli interessati. E tra gas lacrimogeni, idranti al peperoncino (se non quando sostanze ustionanti), pallottole di gomma (e spesso vere) e botte da orbi, il bilancio drammatico degli scontri, che si sono poi estesi a macchia d’olio in tutta la Turchia, è stato di 8 morti e circa 8mila feriti. L’ultimo decesso solo pochi giorni fa: Berkin Elvan, 15 anni, di Ankara, dopo 9 mesi di coma non ce l’ha fatta. Erdogan è uno che le promesse le mantiene. Così, dopo aver minacciato mesi fa di rintracciare e perseguire migliaia di account di attivisti turchi, ha optato per una soluzione più drastica: chiudere Twitter il 20 marzo 2014. Detto fatto. Da ieri moltissimi profili del social risultano irraggiungibili. A mettere il bavaglio alla libera circolazione dei messaggi è l’Autorità per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Btk).

A preoccupare il premier del partito di maggioranza turco AKP, però, non sono solo le critiche ma anche la diffusione delle informazioni relative allo scandalo di corruzione che vede Erdogan al centro di alcune intercettazioni. Vale la pena ricordare che la Turchia è il primo paese al mondo per numero di giornalisti imprigionati. Secondo il rapporto dell’organizzazione indipendente Committee to Protect Journalists, attualmente nelle carceri della mezza luna sono detenuti 40 giornalisti, più di Cina e Iran. Il governo turco, inoltre, esercita continue pressioni sui professionisti dell’informazione perché divulghino ciò che fa più comodo alla politica ufficiale.

Ma se è facile perseguire un singolo, molto meno lo è mettere a tacere una moltitudine. E ancor di più un intero social. Ecco dunque che a poche ore dall’applicazione delle nuove norme anti-Twitter, la rete si sta organizzando. L’account ufficiale @policy sta divulgano in queste ore tweet su come raggiungere il social bypassando i blocchi.

E mentre il governo si affanna a rincorrere gli ‘uccellini blu’, la satira si scatena e l’hashtag del giorno è #TurkeyBlockedTwitter. Come a dire 'una risata vi seppellirà'. E noi siamo sicuri sarà proprio così! (21 marzo 2014) AGGIORNAMENTO : Dopo due settimane di buio, grazie all'intervento della Corte costituzionale turca, che ha stabilito l'illegittimità del blocco imposto dal premier Erdogan, Twitter è tornato raggiungibile. (3 aprile 2014)