WEB | STOP-DJIHADISME, IL SITO DI CONTROPROPAGANDA

Una controffensiva in piena regola. Ma al posto delle armi parole e video. E un sito internet dove segnalare, chiedere aiuto, supporto, spiegazioni. Si chiama Stop-Djihadisme ed è una delle mosse messe in atto dal Governo francese nella lotta al terrorismo islamico. Lo scopo è contrastare la propaganda che scorre in rete, soprattutto nei social network, per reclutare nuovi adepti in Francia e in Europa pronti a martirizzarsi, demolendo passo passo quanto spacciato per verità assoluta.

In sovraimpressione a immagini crude, nel video di apertura si legge quanto promesso dai reclutatori e quale è, invece, la realtà.

«Ti dicono: sacrificati al nostro fianco, difenderai una giusta causa. In realtà scoprirai l’inferno su terra e morirai solo, lontano dai tuoi cari»

«Ti dicono: vieni a fondare una famiglia con uno dei nostri eroi. In realtà alleverai i tuoi figli nella guerra e nel terrore»

«Ti dicono: raggiungici e vieni ad aiutare i bambini siriani. In realtà diverrai  complice del massacro dei civili»

«Ti dicono: vivi in un mondo di miscredenti impuri, la verità è qui. In realtà come uniche verità scoprirai l'orrore e l'inganno»

 

 

All’interno del sito, è spiegato come comportamenti strani di soggetti giovani o fragili, facilmente manipolabili, possano essere il segnale che un approccio di qualche tipo è avvenuto e che il soggetto in questione sia a rischio indottrinamento.

La radicalizzazione, assolutamente da non confondere con una rigorosa pratica della fede islamica, è un comportamento estremo che conduce al rifiuto della legge, alla violenza e alla distruzione di sé e degli altri in nome di Dio.

 

Il processo di radicalizzazione non sempre è visibile ma spesso porta a una rapida rottura e a un brusco cambiamento delle abitudini delle persone

L’invito del Governo è dunque a tenere gli occhi aperti e chiedere aiuto e consiglio in caso si noti qualcosa di strano in un amico, un famigliare, un vicino di casa, attraverso il sito e il numero verde messo a disposizione. Non si tratta di denunciare ma di capire come comportarsi correttamente per salvare lui e quanti gli stanno intorno

 

 

(28 gennaio 2015)