Smartphone e IoT in campo per difendere i dugongo

di Francesca Tarissi

La tecnologia può davvero fare la differenza per migliorare l’ambiente? Se usata in un certo modo sì. Soprattutto se coinvolge le persone, rendendole protagoniste indispensabili per la riuscita di progetti importanti di conservazione.  E’ il caso della nuova iniziativa di citizen science, ossia scienza del cittadino,portata avanti nelle Filippine da Kii, provider specializzato nell’internet delle cose, in collaborazione con Smart Earth Network (SEN) e l’organizzazione non-profit britannica C3 (Community Centred Conservation).

Per sua definizione, la citizen science prevede che determinate attività di ricerca, raccolta dati e controllo, in special modo per quanto attiene la salvaguardia degli ecosistemi e delle specie a rischio estinzione, vengano effettuate da persone comuni, numericamente superiori ai team di scienziati e ricercatori professionisti, e, dunque, molto utili per il monitoraggio.

Fattore che torna particolarmente utile nel progetto che vede coinvolti i tre partner e che punta a coinvolgere i pescatori locali nelle Filippine nel tenere traccia della popolazione dei dugongo nella regione. Armati di smartphone dotati di una speciale app Android, i pescatori possono caricare e condividere con le organizzazioni le immagini con la geo-posizione dei mammiferi marini.

Chi sono i dugongo

I dugongo sono degli innocui mammiferi vegetariani dalla buffa forma, soprannominati "mucche di mare". La loro mole può arrivare a 3 metri di lunghezza per circa 400 o 500 kg di peso. Li si può incontrare nelle acque costiere calde dall'Africa orientale all'Australia, tra il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e il Pacifico. Simili nell’aspetto e nel comportamento ai lamantini e hanno una parentela con gli elefanti, di cui sono i discendenti acquatici.

Purtroppo i pacifici animali negli ultimi decenni sono stati presi di mira dai cacciatori per la loro carne, l’olio, la pelle, le ossa e i denti in passato. E, nonostante ormai siano  legalmente protetti e rientrino tra le specie a maggior rischio estinzione della Lista Rossa IUCN , la loro popolazione già scarna è diminuita del 30% negli ultimi 60 anni a causa della caccia di frodo e delle reti utilizzate per la maricoltura, cioè la raccolta delle alghe.

Per evitare scompaiano definitivamente, 30 pescatori dell’isola di Busuanga, la più grande dell’arcipelago delle Calamian, nella provincia di Palawan nelle Filippine, hanno già ricevuto altrettanti smartphone. Una volta in mare, i pescatori possono scattare foto ai dugongo incontrati e  poi, rientrati a terra, mediante una app sviluppata da Sen, caricare le immagini nel database realizzato da Kii nel suo cloud. Ogni scatto indica la posizione del dugongo incontrato tramite gps, consentendo a C3 di mappare gli avvistamenti e avere una chiara idea della popolazione della zona, i tempi di avvistamenti e i modelli di migrazione, aiutando i ricercatori a mettere in atto strategie mirate per la loro salvaguardia. Il piano è anche quello di condividere i dati con altri ambientalisti di tutto il mondo per fare pressione sui governi locali.

<<Normalmente teniamo traccia di queste  magnifiche creature marine dall'aria ma il sistema è molto costoso e poco affidabile>>, spiega Chris Poonian di C3. <<L’utilizzo degli smartphone, invece, è un approccio innovativo che, in caso di successo, potrebbe avere applicazioni importanti per le indagini sulle specie rare di tutto il mondo>>.

I pescatori, molti dei quali non sono in grado di leggere o scrivere, sono stati addestrati su come utilizzare gli smartphone in modo corretto.

<<Il science citizen viene sempre più utilizzato per monitorare le specie in pericolo, quando si hanno risorse limitate>>, conclude Poonian. <<Inoltre consente di entrare in contatto con le comunità locali e, come in questo caso, coinvolgere i pescatori che, più di tutti,  sono quelli che trascorrono molto ore in mare vicino ai dugonghi>>.