Frutta Urbana, la frutta in città diventa risorsa

Un nuovo progetto rende utilizzabili i frutti che nascono spontaneamente sugli alberi cittadini e che fino a ieri finivano in terra a marcire. Contro gli sprechi alimentari il collettivo Frutta Urbana si è organizzato per la raccolta e la distribuzione

Frutteti in città: spesso la natura è prodiga anche nei centri urbani e fornisce frutti freschi, stagione dopo stagione. Ma dove finiscono i risultati della generosità degli alberi metropolitani? In terra a marcire. Eppure tanti sono gli usi che si potrebbero fare di limoni, arance, mele, ciliegie, nespole, cachi, fichi, e persino capperi, regalatici spontaneamente da piante e arbusti. Insomma uno spreco alimentare inutile che, particolarmente in questi tempi di ristrettezze economiche, suona come uno scempio. Per trasformare questa trascurata risorsa gratuita in un qualcosa di proficuo per la comunità, c’è quindi chi ha pensato di unire le forze e cambiare la situazione. E’ il caso del collettivo Frutta Urbana che, a Roma, ha iniziato ad attivarsi, mappando gli arbusti fruttiferi dislocati nei parchi e nei giardini delle varie zone della città, e organizzando la raccolta, la distribuzione e la donazione gratuita a mense sociali e banchi alimentari. Solo una piccola parte del raccolto viene venduta e inserita in diversi circuiti alimentari come i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), i mercati contadini e i ristoranti e negozi che lavorano con prodotti locali e di filiera corta. Secondo Frutta Urbana, i frutti degli alberi cittadini sono migliori di quelli acquistati nei supermercati perché, a differenza di questi ultimi, non sono trattati chimicamente con fertilizzanti o pesticidi, e risultano esenti dai trattamenti successivi alla raccolta per la maturazione e la conservazione.

A quanti obiettano che i frutti in città sono soggetti allo stesso inquinamento che affligge i centri urbani, il collettivo risponde che le particelle inquinanti che si depositano sulle piante possono essere facilmente eliminate lavando bene i frutti, e che la contaminazione dei suoli con metalli pesanti non ha alcun impatto sulla qualità della frutta. Contrariamente alle verdure, infatti, la frutta non è mai a contatto diretto con il suolo e non rischia di essere contaminata da eventuali sostanze nocive presenti nella terra. Per convincere anche i più scettici, poi, il collettivo sta procedendo a fare analizzare chimicamente la frutta raccolta e promette di pubblicare prossimamente i risultati on line. Aperto alla collaborazione di tutti (basta prendere contatto attraverso il sito internet), gli obiettivi del gruppo sono principalmente tre: quello alimentare, che punta ad incentivare il consumo di frutta per un’alimentazione corretta e sana, e sensibilizzare e informare sulla sicurezza alimentare e sui sistemi sostenibili; ambientale, per la salvaguardia del valore ecologico e paesaggistico dei frutteti in ambito urbano al fine di difendere la biodiversità del territorio, incluso il recupero dei frutti antichi e la creazione di nuove aree verdi a bassa manutenzione; e, infine, quello sociale, per considerare i frutteti come una risorsa importante per la comunità. Il progetto è un vero e proprio work in progress che intende estendersi via via anche al resto d’Italia. A breve, poi, anche la vendita nel web dei primi prodotti ottenuti con la frutta raccolta.