Fotovoltaico I Il sole africano in guerra contro l’Aids

Si chiama Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition che, abbreviato in una sigla, forma la parola "Dream", sogno. Ma più che una visione notturna dell’inconscio, Dream è una realtà: un centro medico specializzato sperduto nel distretto di Balaka, in Malawi, reso possibile ed efficiente dalla forza di volontà degli uomini e dalle incredibili potenzialità che la tecnologia sa dispiegare quando usata a fin di bene.

Realizzato dalla comunità di Sant’Egidio, a tutt’oggi Dream è composta da una clinica informatizzata e da un laboratorio di analisi con ematologia, biochimica e conta dei CD4 (le cellule che danno la misura della funzionalità del sistema immunitario in chi è affetto dal virus dell’Hiv), due sale per la biologia molecolare e macchine automatiche di ogni tipo.

Qui uno staff medico e laboratoristico molto preparato, presta cure sanitarie e gestisce le analisi del sangue anche per numerosi altri centri nel resto del Paese. Solo nel distretto di Balaka si parla di circa 300mila persone.

Ma il problema è o, meglio, era, l’energia elettrica necessaria ad alimentare i vari macchinari. La rete elettrica della zona, infatti, eroga energia in modo discontinuo e di bassa qualità e in certi periodi dell’anno funziona solo in alcune ore della giornata, poiché dipende soprattutto da fonti idroelettriche soggette agli eventi atmosferici.

Il centro medico Dream ha dunque risentito per anni di questi malfunzionamenti e, per ovviare alla situazione, è stato costretto ad alimentarsi con un generatore elettrico diesel, con tutte le relative problematiche legate al costo, all’approvvigionamento del carburante e all’inquinamento ambientale.

Fino al giorno in cui è entrato in scena… il Sole. Non che fosse stato assente prima, ma la sua presenza era limitata a quella di cui tutti noi godiamo ogni giorno, nulla di più, nulla di meno. Sole inteso non più come semplice stella del sistema solare, dunque, ma come fonte di energia forte, intensa e rinnovabile.

AROS2.jpgNel centro Dream è stato installato un impianto fotovoltaico caratterizzato da un sistema di accumulo, a cui ha contribuito la tecnologia di Aros Solar Technology, una divisione dell’italiana Riello Elettronica, con una soluzione inverter più storage Sirio Power Supply.

Il sistema produce e immagazzina quotidianamente energia solare pronta per l’autoconsumo, assicurando così la completa autonomia energetica alle attività medico-laboratoristiche. In termini pratici ciò significa un’alimentazione continua e di qualità, zero blackout e cali di tensione, drastica riduzione dell’inquinamento dell’aria e grande risparmio economico.

L’impianto

Sui tetti del centro sono stati installati 224 moduli fotovoltaici Tenesol TE1300 – 130W suddivisi in 8 stringhe da 28 moduli ciascuno. L’impianto, che ha una potenza nominale di 29,12kW, è gestito da un inverter centralizzato AROS Solar Technology Sirio K33 e da un SPS 30 per l’accumulo dell’energia solare nelle batterie (32 unità SBS 190F Enersys a vaso aperto, 2000 cicli vita con DOD 40%).

A completamento della dotazione è stato installato anche uno String Box, in grado di monitorare le correnti di stringa e diagnosticare tempestivamente eventuali anomalie, i sensori di irraggiamento e temperatura, che analizzano i dati meteorologici e consentono di controllare le prestazioni dell’impianto via web.

Il Sirio Power Supply utilizzato in questo impianto è un dispositivo sirio3.jpgin grado di ampliare le funzionalità di un impianto fotovoltaico e, opportunamente dimensionato sul carico e sull’autonomia desiderata, consente di immagazzinare l’energia prodotta e utilizzarla successivamente quando se ne ha necessità.

 

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I Dream sono molti. La salute in numeri

Dream a Balaka non è l’unico centro medico specializzato posto in essere ma, al momento, è sicuramente quello energeticamente più indipendente.

In totale i centri Dream in Africa sono 42, dislocati in Mozambico, Malawi , Tanzania, Kenya, Repubblica di Guinea, Guinea Bissau, Camerun, Congo RDC, Angola e Nigeria. Il primo è sorto in Mozambico nel 2002. Ad oggi la totalità dei presidi medici ha effettuato circa 2, 5 milioni di visite mediche, 507mila cariche virali, 917mila esami CD4 e formato 5mila professionisti africani.

Aiutare si può e si deve. Se non per gli altri, per noi stessi e per la soluzione dei problemi che vedono l'Europa sempre più coinvolta.

 

(23 maggio 2015)