ANONYMOUS: OPERAZIONE KILLING BAY

Gli hacker di Anonymous scendono in campo in difesa dei delfini che ogni anno vengono brutalmente massacrati nella baia di Taiji in Giappone. E lanciano un appello agli internauti di tutto il mondo per dire basta allo scempio di uno degli animali più intelligenti e affascinanti del pianeta: “Unitevi a noi”.

La data fissata è il prossimo 9 febbraio: quel giorno, secondo quanto annunciato da Anonymous, saranno colpiti massicciamente gli obiettivi telematici di quanti sono ritenuti responsabili del massacro dei delfini nella baia di Taiji in Giappone. Di fronte alle proteste inascoltate di attivisti e comuni cittadini, il gruppo hacker promette guerra cibernetica totale.

Nel messaggio video divulgato in dicembre, Anonymous spiega il perché dell’operazione denominata #OpKillingBay: «Siamo contrari all’inutile massacro di delfini indifesi nella baia di Taiji. Per anni i cacciatori hanno fatto di tutto per evitare di essere filmati e documentati, censurando le informazioni e lavorando rigorosamente in segreto, in modo da poter continuare a sostenere che operano senza spargimento di sangue e con metodi umani. La menzogna, però, è stata smentita e la brutalità dello sterminio dei delfini documentata. Mentre sono ancora vivi in acqua, i delfini vengono colpiti alla testa con un palo di metallo e la ferita viene chiusa con un bastone di legno al fine di evitare che il sangue fuoriesca e trasformi l'acqua della baia in un mare rosso. Lo scopo principale di questo metodo è quello di dare l'impressione che i delfini vengano uccisi senza spargimenti di sangue e quindi secondo gli standard umani. Tuttavia le registrazione video effettuate confermano i peggiori timori: contrariamente alle affermazioni dei killer, i delfini non muoiono nel giro di pochi secondi ma in modo crudele e soffrendo molto».

Anonymous non mente: premiato nel 2009 al Sundance Film Festival come miglior documentario e vincitore di un Oscar nel 2010, il docufilm The Cove ha raccolto prove per 5 anni, utilizzando mini cam mimetizzate tra le rocce e microfoni nascosti, rivelando così al mondo la crudeltà della mattanza dei delfini di Taiji, il segreto che si vociferava ma che non si riusciva a dimostrare.
Su YouTube è possibile guardare il documentario in italiano scrivendo nel campo cerca ‘The Cove (ita)’. Sotto, il trailer originale

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La stessa Sea Shepherd una delle organizzazioni ambientaliste più efficienti sul fronte della protezione degli ecosistemi marini, ogni giorno trasmette in diretta web le immagini riprese in loco dai suoi attivisti, testimoni oculari di quanto accade.

Nonostante l’attenzione internazionale sulle pratiche brutali del minuscolo paese della prefettura di Wakayama, 6 km² scarsi popolati da circa 3.200 abitanti, a nulla però sembrano valere le petizioni, il moltiplicarsi dei duri articoli della stampa, le mobilitazioni via Twitter e Facebook e il danno d’immagine al governo giapponese e alla catena statunitense di parchi acquatici Sea World, ritenuta tra le principali cause delle uccisioni dei mammiferi marini (secondo i dati raccolti, per ogni delfino catturato per essere inviato nelle vasche dei parchi divertimento, ne vengono sterminati almeno 20). Un gruppo di 45-50 delfini da addestrare può essere venduto anche per 500mila dollari e ciò fa ben comprendere quale sia l’entità del giro di affari che c’è dietro il caso Taiji. Pagare il biglietto di entrata ad uno di questi parchi, in sostanza equivale ad alimentare il traffico raccapricciante che comporta.

E mentre il mondo s’indigna davanti alle foto cruente e ai video dei delfini spinti nella baia, accerchiati e violentemente arpionati, delle intere famiglie spazzate via, divise, macellate e smembrate che, quotidianamente, vengono diffusi sui social network e la rete si mobilita per cercare di salvare almeno la vita di Angel, un raro cucciolo di delfino albino separato prematuramente dalla madre trucidata poco dopo, cadono anche le scuse dietro le quali si sono barricati i pescatori e quanti fanno parte del sanguinoso business: la tradizione e l'alimentazione.

Giustificata per 40 anni, la mattanza dei delfini su larga scala, che si svolge ogni anno dai primi di settembre fino ad aprile, causando la morte ad oltre 23mila esemplari, è iniziata solo nel 1969. Secondo Ric O'Barry, direttore del Earth Island’s Dolphin Project, prima di allora si sono verificate solo due battute di caccia, rispettivamente nel 1936 e nel 1944. In quanto alla carne, poi, da tempo le organizzazioni della salute alimentare ne sconsigliano l’uso: a causa dell’inquinamento dei mari, i delfini (spesso spacciati nei piatti come carne di altro tipo) contengono un alto livello di mercurio, elemento pericolosamente tossico. In Giappone il consumo di delfino è limitato solo a poche zone e nelle grandi metropoli come Tokio o Osaka non è utilizzato.

A dispetto di queste informazioni e di tutto il materiale raccolto e documentato, però, la World Association of Zoos and Aquariums (WAZA), l'associazione mondiale degli zoo e degli acquari, che comprende l'associazione giapponese di cui il Taiji Whale Museum fa parte, non ha ancora preso alcun provvedimento contro le palesi violazioni al suo codice etico da parte dei pescatori di Taiji, ormai noti ovunque come i ‘killer della baia’.

Purtroppo la caccia ai tursiopi non è appannaggio solo dei giapponesi ma anche del nord Europa: ogni anno una mattanza di delfini avviene anche nelle isole Fær Øer, in Danimarca. E i sistemi non sono meno crudeli e feroci.

Intanto, contro il senso d’impotenza che prova l’utente comune di fronte a certe immagini e in attesa del 9 febbraio, le rappresaglie di Anonimous sono già iniziate: la scorsa settimana è stato Tango Down per i siti dell’International Marine Animal Trainer's Association (Imata), l’organizzazione degli addestratori dei delfini che lavorano nei parchi acquatici, e del Governo giapponese a guida Shinzo Abe fatto saltare per ore da un imponente attacco DDoS (Denial of Service). I prossimi obiettivi saranno banche dati e reti informatiche nevralgiche.
Enough is enough, quando è troppo è troppo, ribadiscono. Dunque, se se le autorità non interverranno tempestivamente per fermare la strage, la promessa del gruppo hacker è ferma: expect us, aspettateci.

Alcuni indirizzi utili per aggiornarsi e partecipare alle azioni di protesta
SeaShepherd per Taiji
SeaShepherd per Taiji in italiano
Petizione contro Taiji (inglese)
Petizione per la liberazione del piccolo Angel

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The Angel of Taiji