AGGIORNAMENTO - Andrea Mura sfida l’"Everest del mare", il Vendée Globe

L'intenzione di Andrea Mura di affrontare la splendida impresa del Vendée Globe (sotto tutti i dettagli su cos'è e in cosa consiste), subisce un'inaspettata battuta di arresto.

Sarde Srl, la compagnia creata per supportare la sfida italiana, infatti, ha comunicato che, per problemi economici legati soprattutto al budget, è costretta a vendere l’Imoca 60 con cui il velista avrebbe dovuto tentare la traversata.

Una decisione molto difficile, a detta di Sarde Srl, dovuta al fatto che, nonostante i fondi necessari per la costruzione della barca fossero stati reperiti, non è stato possibile individuare un main sponsor in grado di supportare il programma sportivo di quattro anni, in tempo per il set up e la preparazione della Transat Jacques Vabre 2015 (al via a fine ottobre), regata valida per la qualificazione alla Vendée Globe 2016

Mura, però, non si dà per vinto: <<C’è amarezza per questo stop, ma la mia indole mi porta a cercare sempre nuove sfide. Andrea Mura non finisce con il progetto Vendée, ho già in mente nuovi traguardi agonistici da raggiungere e record da battere>>.

Un vero peccato!

(29 settembre 2016)

 


 

Si chiama Vendée Globe ed è considerato l’"Everest della vela". In cosa consista questa sfida del mare è facile a spiegarsi e molto meno a realizzarsi: la circumnavigazione completa dell'Antartide in solitario, senza scali e senza assistenza.

 

A voler tentare l’impresa è Andrea Mura, campione italiano già "velista dell’anno 2014", a bordo di Imoca 60, un monoscafo hi-tech realizzato appositamente per affrontare l’ardua sfida.Marcello-Persico,-Andrea-Mu_0.jpg

Cos’è il "Vendée Globe"

Il Vendée Globe si corre ogni quattro anni e consiste nel riuscire a compiere il giro del mondo da soli a tu per tu con il mare, senza effettuare alcuno scalo a terra e senza la possibilità di poter usufruire di assistenza.

La gara inizia e si conclude a Les Sables-d’Olonne, nel dipartimento francese di Vendée. Il tragitto è una circumnavigazione sul percorso della clipper route, la via del mare che sin dai tempi remoti veniva attraversata dai velieri tra l'Europa e l'Estremo Oriente, l'Australia e la Nuova Zelanda.

Da Les Sables-d’Olonne si scende per l’Oceano Atlantico fino al Capo di Buona Speranza, quindi si procede in senso orario attorno all’Antartide, lasciando a sinistra Cape Leeuwin e Capo Horn, per poi risalire verso Les Sables d’Olonne.

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Uno dei punti più famigerati e pericolosi da affrontare è Capo Horn (in proposito basta dare una letta alle difficoltà incontrate dall’uomo dei record Matteo Miceli lo scorso 10 febbraio ).

Il Vendée Globe è stato fondato nel 1989 dal velista Philippe Jeantot, il quale aveva già preso parte alla BOC Challenge (oggi Velux 5 Oceans Race) nelle edizioni 1982-83 e 1986-87, vincendole entrambe. Non contento della formula “a tappe”, ha deciso di ideare una nuova regata senza scali, per rappresentare la sfida per eccellenza per i navigatori in solitaria.

A causa delle difficoltà tecniche e l’eccezionale sforzo di resistenza psico-fisica necessario agli skipper, il Vendée Globe è chiamata anche l’"Everest dei Velisti".

Partecipare al Vendée-Globe è il sogno di ogni velista oceanico – spiega Mura – Ho lavorato duro per creare
l’opportunità di cimentarmi con questa impresa mitica, e sono fiero di essere il primo skipper italiano a gareggiare su un Imoca nuovo realizzato appositamente

Quest’anno la gara inizierà il 6 Novembre 2016 e si concluderà a Febbraio 2017.

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Andrea Mura su Imoca 60. Foto: Martina Orsini

Chi è Andrea Mura

Temerario quanto basta per non tirarsi indietro di fronte a sfide di questo tipo, Andrea Mura è uno che con il mare a che fare sin dall’età di 14 anni.

Cagliaritano, classe ’64, nella sua carriera agonistica Mura ha collezionato dieci titoli italiani e numerosi titoli europei nella classe 420, il titolo mondiale Juniores 470, due campagne olimpiche in 470 e una in Tornado.

Nel 1988 ha gareggiato con il Moro di Venezia per la Coppa America, vincendo due campionati del mondo (uno in Coppa e uno nella classe 50 piedi), e una Louis Vuitton Cup.

Nominato "Velista dell’anno" due volte (nel 2005 e nel 2014), Mura non è nuovo a imprese al limite dell’eccezionale: nel 2010 è stato il primo italiano ad aggiudicarsi il primo posto nella "Route du Rhum", una regata transatlantica in solitario che si svolge ogni quattro anni, che consiste nel navigare per 3.543 attraverso le fredde acque del Nord Atlantico, fino ai Caraibi.

Nel 2012 ha replicato la vittoria e il record nella Twostar e nella  Quebec – S. Malò. Nel 2013, invece, ha affrontato e vinto la terribile Ostar, 3000 miglia a temperature polari dall’Inghilterra agli Stati Uniti, la più dura delle regate in solitario perché controvento e controcorrente.

Dopo essere arrivato secondo nella Route du Rhum 2014, ora Mura intende fare rotta sul Vendée a bordo di Imoca 60, un’imbarcazione progettata appositamente per affrontare la difficile gara.

La barca hi-tech

Costruita nei Cantieri Persico Marine a Nembro, in provincia di Bergamo, Imoca 60, il cui acronimo sta per International Monohull Open Class Association, è –o meglio – sarà, visto che è ancora in fase di ultimazione, una barca tecnologicamente di ultima generazione.

E’ la più lunga delle imbarcazioni della categoria Yacht.

La  classe "Imoca" gestisce gli Open di 60 piedi dal 1991 ed elabora il regolamento di classe. Ciò significa che le imbarcazioni da vela d’altura devono rispondere a regole che ne determinano la lunghezza (18,28 mt), la larghezza (5,85 mt) e il pescaggio (4,50) massimi, come pure i requisiti di solidità e sicurezza.

Particolare-della-poppa_0.jpgTuttavia la classe si chiama "open" proprio perché sono le diverse scelte dei progettisti, fatte nel rispetto delle suddette regole, a determinare le migliori performance di una barca rispetto ad un’altra.

Nello specifico Imoca 60 è stata progettata da VPLP-Guillaume Verdier.

Dal punto di vista strutturale, lo scafo è disegnato e costruito per realizzare un equilibrio perfetto tra leggerezza, affidabilità e rigidità e si basa sull’uso di materiali come il titanio e le fibre di carbonio.

All’interno un sistema energetico permette di essere autosufficiente e veleggiare intorno al mondo senza utilizzare una sola goccia di gasolio, mentre dei sensori speciali consentono di registrare deformazioni e carichi a bordo durante la navigazione, per poter spingere al massimo le prestazioni.

Per l'alimentazione, Imoca 60 non utilizzerà né pile né pannelli solari, bensì  un idrogeneratore. Si tratta di un dispositivo dotato di una piccola elica, che funziona con la velocità della barca. Un sistema green, insomma, che, anche in assenza di vento e velocità, permette di essere energeticamente coperti (e dunque auto sufficienti) per due giorni.

I sensori di carico posizionati sugli stralli permettono di sapere quanto carico c'è sulla barca in ogni istante. In tal modo Mura è consapevole delle performance della barca e può decidere al meglio quando forzare e quando no.

Quanto alle telecomunicazioni, lo skipper si avvarrà di due sistemi, uno principale e uno di back up, entrambi satellitari, che gli consentono anche di trasmettere in live streaming in alto mare, chiamare via Skype, e ricevere aggiornamenti.

Tramite computer, poi, Mura potrà scaricare le previsioni e, mediante la velocità di bordo e il sistema di routing, decidere dove e come andare. Il sistema, infatti, indica la strada più veloce, non necessariamente quella più corta.

La prima sfida di Andrea Mura e del suo nuovo Imoca 60 sarà la Transat Jacques Vabre, con partenza il 25 ottobre da Le Havre, in Normandia, e arrivo a Itajai, Brasile.

 

(15 giugno 2015)