Novità Google | Android cambia, è in arrivo “M”

Si è svolto a San Francisco Google I/O, l'evento annuale per gli specialisti del sistema operativo targato Google. Come ogni anno, gli annunci che anticipano la strada e le prossime mosse del colosso americano non mancano. Ma, questa volta, i motivi di attenzione sono più di uno anche per i non addetti ai lavori. Passiamoli in rapida rassegna. TheDigeon ne parlerà nel dettaglio nei prossimi mesi, al momento del lancio.

 

ANDROID M – ANDROID CAMBIA, MA SENZA SCOSSONI
Android M è il nome in codice
della prossima e anticipata versione di Android che, per la fine dell'anno, seguirà l'attuale Android 5.0 Lollipop. Android è il sistema operativo mobile che nel mondo fa funzionare, ormai, più di un miliardo di smartphone


Nel 2016 verranno venduti più di 1,2 miliardi di smartphone Android

La tradizione vuole che il nome delle versioni di Android sia di un dolce e inizi con la lettera dell'alfabeto successiva a quella dell'attuale: M, dunque. Il totonomi parla di Macadam Nut Cookie, Mars o Marshmallow.

Sundar Pichai (lo vediamo nella foto in apertura), vicepresidente prodotti di Google, ha confermato che non si tratterà di una rivoluzione (fatto sempre improbabile, nei casi di prodotti maturi com'è ormai Android), bensì di una nutrita serie di miglioramenti che ne renderanno l'uso più intuitivo e sicuro.

Uno di quelli che più riguarderanno l'esperienza di ognuno di noi riguarda una nuova gestione dei permessi d'uso richiesti dalle app che vengono installate. Ora è possibile solo accettarli o rifiutarli e, in questo caso, rinunciare a installare l'app. Con Android M si potrà scegliere, tra 8 categorie, quali permessi dare all'app e quali no. Un deciso passo avanti per la privacy degli


Android M permetterà di scegliere quali permessi dare alle app e quali negare

utenti e per la sicurezza, visto che sarà più difficile permettere a un'app di ficcare il naso nella nostra vita digitale senza che, al momento dell'installazione, ce ne rendiamo conto.

Migliorata anche la procedura di gestione dei contenuti tra app e browser: il nuovo sistema operativo sarà più intelligente e capirà da solo in che modo gestirli. Inoltre permetterà di memorizzare le password e di compilare automaticamente i moduli.

Sul versante della tecnologia spicca Doze, la nuova funzionalità per aumentare l'autonomia della batteria. In pratica, Doze controllerà se il telefono viene usato e si muove (per esempio perché lo abbiamo in mano), oppure è fermo (magari appoggiato sul tavolo). In quest'ultimo caso attiverà nuovi e più efficienti sistemi di risparmio energetico che, nelle previsioni di Google, dovrebbero portare a un sostanziale raddoppio dell'autonomia di stand by.

Per quanto riguarda l'hardware, infine, Android M sarà compatibile con il nuovo standard usb C che, allo stesso modo del connettore Lightning dell'iPhone, potrà essere infilato senza badare al verso: fine della lotta serale con il cavetto di ricarica dello smartphone, e tempi ridotti per la ricarica. 


Il nuovo connettore usb-c

Il futuro Android M punterà dunque a riordinare e semplificare le funzioni, la grafica e a dare più sicurezza agli utenti. Operazioni, queste, ormai indispensabili in un sistema operativo che, dalla sua nascita, ha visto l'affastellarsi l'una sull'altra una serie di strutture (spesso messe in opera dai produttori di smartphone) che, in molti casi, anziché semplificarne l'uso lo hanno complicato.

 

FOTO - SPAZIO CLOUD GRATIS E ILLIMITATO PER LE FOTO
L'altra grande novità di casa Google riguarda Foto, l'app per archiviare e gestire le proprie foto: da oggi, gli utenti privati avranno a disposizione sul cloud spazio gratuito illimitato per archiviare le proprie immagini e video. Un annuncio eclatante, che si scontra con i possibili dubbi sulla sicurezza del cloud da parte di molti consumatori e con il limite di 16 Mpixel e del full hd per le foto e i video archiviati. Oltre che per gli smartphone Android, la nuova app Foto è disponibile per iOs e per l'accesso via web, e propone una nuova e semplificata interfaccia, organizzata un po' come il rullino dei telefonini Windows Phone (e dell'iPhone).

Il plus che Google mette in quest'app è la potenza dei propri algoritmi di ricerca, che permettono, grazie alla tecnologia cognitiva, non solo di raggruppare e riconoscere le foto (ossia le persone e i luoghi rappresentati) usando dei tag preimpostati da Google. Ma anche di mantenere il riconoscimento ad anni di distanza: l'app è capace di riconoscere le persone anche se invecchiate.

Vediamo il video di presentazione di Google Foto

ANDROID AUTO - ALLA CONQUISTA DELLE 4 RUOTE
Da anni Google è impegnato in un ambizioso progetto di auto a guida automatica. Si tratta di un progetto strategico, del valore di miliardi di dollari ma, appunto, con orizzonti più in là nel tempo. Per il “qui e adesso”, in apertura della convention di San Francisco Sundar Pichai ha rivelato che 35 produttori automobilistici sono al lavoro per inserire, entro la fine dell'anno, le soluzioni Google Android Auto nei loro prossimi modelli commerciali: il massimo possibile, per ora, in fatto di informazioni, sicurezza di guida, mappe e musica, messe a disposizione del mondo dei motori dalla tecnologia Android.

 

PROJECT BRILLO – PER L’INTERNET DELLE COSE
Si chiama Project Brillo ed è la via che Google sta tracciando per cercare di mettere un po' d'ordine nella Babele di standard e sistemi che vogliono servire la casa connessa. I guru di Mountain View sono consapevoli che, senza un unico sistema operativo in grado di controllare in modo standard gli smart device (dal motore delle tapparelle al termostato intelligente, al frigo che fa la da solo la spesa online), la casa non diventerà mai, davvero, intelligente e 2.0. E sono convinti che la via per arrivare al traguardo passi per la loro nuova soluzione, Brillo. Che, ovviamente, è basata su Android, esattamente come la versione dell'arcinemico, Microsoft, sarà basata sul nuovo Windows 10, il cui lancio è imminente.

Brillo e Wave insieme, per controllare la casa di domani

Il “compagno di giochi” di Brillo si chiama Wave ed è un linguaggio di programmazione che, grazie a Bluetooth e wi-fi, permetterà ai vari dispositivi domotici intelligenti di parlare tra loro via radio.

Anche in questo campo le ambizioni di Google sono grandi, ma non dobbiamo dimenticare che, oltre a Microsoft, anche Apple è ben decisa a non restare alla finestra. E il suo Home Kit è lì a dimostrarlo.

 

ANDROID WEAR – PER OROLOGI PIÙ INTELLIGENTI
Android Wear è il sistema operativo che Google ha studiato per gli smartwatch. Durante la Google I/O Conference, Pichai ha presentato la nuova interfaccia e alcune novità che, a dir la verità, abbiamo già visto nei più recenti smartwatch di Lg, come per esempio il Watch Urbane. In arrivo anche nuove app: tra le varie segnaliamo quella di Uber, l'app che Apple ha già reso disponibile nel suo Apple Watch e che i tassisti di mezzo mondo combattono perché, dicono, fa loro concorrenza sleale.

 

PROJECT JACQUARD – LA VIA DI GOOGLE VERSO I VESTITI SMART
La casa, le auto, gli orologi: non c'è oggetto o bene che, nei programmi dei colossi del web, non possa diventare intelligente e pervasivo. E l'abbigliamento non fa eccezione. Ecco allora l'idea di Google per rendere intelligenti i nostri vestiti. Si chiama Project Jacquard e, a differenza dei sistemi attuali, sfrutterà speciali sensori inseriti non dentro il vestito bensì in profondità, nella trama dei tessuti. Chissà che, in futuro, per cambiare canzone al player musicale non sia davvero sufficiente toccare il bottone del polsino, o sfiorare i jeans per alzare il volume. Il progetto annunciato è poco più di una lista di buone intenzioni, ma fa ben capire l'importanza che Google dà al settore dell'abbigliamento connesso. Resta da capire cosa ne penseranno il nostro corpo e il nostro cervello, di questa probabile ulteriore immersione in onde ed emissioni radio di varia natura.

Per regolare il volume della musica basterà sfiorare il jeans


Un tessuto sperimentale creato per Project Jacquard

 

GOOGLE NOW GUADAGNA ON TAP – INFORMAZIONI SULLA PUNTA DELLE DITA
Google Now, così come il nuovo arrivato Cortana (Windows Phone) e Siri (iPhone), è il servizio che offre suggerimenti e informazioni prima ancora che l'utente le richieda, integrando automaticamente le ricerche e le richieste dei proprietari degli smartphone.

La responsabile di Google Now, Aparna Chennapragada, ha dimostrato la nuova funzionalità di Google Now chiamata On Tap: basta toccare il tasto Home dello smartphone o del tablet, per ricevere informazioni supplementari pertinenti all'oggetto della nostra ricerca di quel momento. Siano esse in foto o scritte.

Le possibilità che On Tap offre sono molte e, oltre a informazioni supplementari sulla punta del dito, una buona parte sarà relativa alla semplificazione dei processi di acquisto sul web. Siano essi relativi a oggetti o a servizi. Inoltre, sviluppatori terzi potranno inserire il servizio On Tap alle loro app.

La cosa davvero interessante è il principio di funzionamento: On Tap cattura la schermata che l'utente sta osservando in quel momento e la manda ai poderosi server di Google. Dove gli algoritmi specializzati ne riconoscono il contenuto e lo trasformano in tag di ricerca. Mirabile.

 

GLI ALTRI ANNUNCI NOTEVOLI
Come ogni anno il menu dei progetti e delle novità della Google I/O è super ricco. Molti annunci riguardano esclusivamente la platea specializzata e iper entusiasta degli sviluppatori. Ci sono, però, ancora almeno 3 nuove cose interessanti per il grande pubblico.

La prima è attesa da tempo ed è la possibilità di usare le Google Maps anche offline. Così come, da tempo, Microsoft fa nei suoi Windows Phone, anche Google, per la fine dell'anno, permetterà di usare le mappe senza connessione di rete, dopo averle scaricate nel telefono.

Come ampiamente previsto il sistema di pagamento digitale Google Wallet va in pensione, sostituito da Google Pay e dalla tecnologia nfc. Negli Usa (solo lì per ora), a partire dalla prossima estate basterà appoggiare lo smartphone al ricevitore abilitato, digitare il codice di sicurezza (se la spesa supera una cifra minima) o usare la propria impronta digitale o la scansione dell'iride per autorizzare il pagamento.


Jump, il rig per GoPro creato da Google e GoPro

Curioso, infine, l'accordo che Google ha fatto con GoPro, il produttore americano che ha inventato le action cam. I due hanno unito le competenze per produrre un rig (ossia uno speciale supporto) circolare chiamato Jump, in grado di ospitare ben 16 videocamere GoPro. Lo scopo è di realizzare filmati 3D a 360 gradi, in realtà virtuale, che potranno essere pubblicati su Youtube dopo una laboriosa elaborazione fatta dai server di Mountain View. Considerando che, per il 2016, GoPro ha pianificato il lancio del suo primo drone, è facile prevedere che l'unione dei due marchi in un campo tanto delicato come quello delle riprese video, a 360 gradi e magari anche aeree, possa dare ben più di un grattacapo ai garanti della privacy dei vari Paesi. Oltre che, naturalmente, a noi consumatori.

 

(28 maggio 2015)