L'INTERNET DELLE COSE PARTE DA REGGIO EMILIA

Dall'unione tra internet e il mondo dei maker nasce Dquid, il piccolo genio programmabile a base di chip che fa, davvero, anche il caffé. Tutto merito dell'internet delle cose

Qualche anno fa, per esprimere la propria soddisfazione al riguardo di un tecno gadget particolarmente performante si diceva “fa anche il caffé!”.

Allora era un'iperbole, oggi è diventata realtà. Infatti quel gadget esiste, lo ha sviluppato Dquid, una giovane start up di Reggio Emilia (e già con “appendice nella Silicon Valley) e lo distribuisce Graphiland, azienda altrettanto reggiana e uno dei più importanti portali web italiani dedicati al mondo della grafica professionale. Con gli anni Graphiland ha aggiunto alle sue competenze settori di frontiera quali le stampanti 3D, offerte per il mondo dei maker (gli “smanettoni” bravissimi a progettare e a costruire i tecno gadget più incredibili) e l'internet delle cose, ossia il campo di elezione di Dquid.

Ma andiamo con ordine. La presentazione di Milano avviene in perfetto stile maker: un tavolo apparentemente disordinato ospita un notebook, alcune piccole schedine elettroniche, sensori di vario tipo e chip sfusi. Stefano Marzani, Ceo di Dquid, mi chiede se desidero un caffé. Non ho il tempo di rispondere «ristretto, grazie,» che lui sta già sfiorando il display del suo smartphone.

Dquid

Tocca l'icona della tazzina e, magicamente, Electrolux Favola, una comunissima macchina per il caffé espresso comincia il suo lavoro, grazie alle piccole modifiche che i ragazzi di Dquid le hanno fatto trasformandola, in poche mosse, da macchinetta low cost (si trova online attorno ai 100 euro) a meraviglia superautomatica controllata in remoto.

Dquid

Ho appena avuto una dimostrazione di quanto può essere potente “l'internet delle cose” (per gli amici iot, internet of things).

Si tratta di un concetto che mette assieme la potenza della rete con gli oggetti di uso comune e quotidiano, siano essi tecnologici oppure no. E così dal frigorifero all'auto, dalla scarpetta da runner e allo scooter fino, appunto, alla macchinetta per il caffé, gli oggetti acquistano “consapevolezza di sé”, grazie all'interazione efficiente con una rete complessa (internet) che dà loro capacità di attivarsi e di comunicare “oltre” la natura di cose inanimate o, al massimo, pensate per fare la stessa cosa, nello stesso modo, finché non si guastano o si consumano.

Dquid

Con l'internet delle cose il mondo virtuale della rete entra nel mondo vero di tutti i giorni e i ragazzi di Dquid stanno lavorando a tutto vapore perché questo avvenga portando benefici concreti e immediati alle persone, prima ancora che alle multinazionali.

L'idea che hanno avuto per raggiungere questi obiettivi si chiama e DQuid IO e ha la forma di un rettangolino di chip di pochi cm di lato e poche decine di euro di costo che, programmato opportunamente e controllato in remoto via wifi o gprs, grazie alla comunicazione bluetooth con gli opportuni sensori può fare praticamente ogni cosa. Nella fotogallery qui sotto si può vedere lo schema di principio di Dquid.

Questi risultati sono resi possibili grazie all'unione di tre componenti: il controller hardware vero e proprio, una parte software composta da kit di sviluppo e applicazione di interfaccia compatibili con i sistemi operativi più diffusi quali iOs, Android, Java e, infine, una piattaforma web che permette la configurazione degli oggetti, la condivisione dei dati relativi e della conoscenza.

Dquid

Un altro punto di forza del sistema Dquid è la compatibilità con Arduino, il microcontroller che dal 2005, da Ivrea, ha conquistato il mondo dei maker con la forza dell'open source, codice e hardware liberamente utilizzabili e modificabili. Oltre che a questi, Dquid si rivolge ai produttori di beni di consumo e di componenti nei mondi più svariati, dalla domotica alla meccanica all'automotive, dal mondo degli elettrodomestici a quello del wellness.

Dquid

Un mondo che, a sentire le previsioni, vedrà l'arrivo, entro il 2020, di miliardi di oggetti connessi e genererà un mercato che varrà quasi 9 mila miliardi di dollari.

Ecco, nel video qui sotto, come è nato e come funziona il mondo di Dquid. Ah, dimenticavo: quanto zucchero?