AIRBNB E BLABLACAR | LA SHARING ECONOMY AVANZA

AirBnb e BlaBlaCar, due importanti attori del mondo dell'economia condivisa, hanno commissionato all'istituto Ipsos una ricerca per valutare lo stato del fenomeno sharing economy nel nostro Paese. Ecco gli interessanti risultati

Da qualche tempo anche in Italia si comincia a parlare di sharing economy, l'economia della condivisione. Anzi, più che a parlarne, a metterla in pratica. Il caso più eclatante è avvenuto lo scorso maggio, quando i tassisti milanesi hanno protestato duramente contro UberPop, l'app per smartphone che permette di sfruttare le auto private come fossero taxi.

Capita dunque a proposito la ricerca che due campioni della sharing economy, AirBnb e BlaBlaCar, l'uno americano, l'altro europeo, hanno commissionato all'istituto di ricerca Ipsos.

Da circa sei anni, anche nel nostro Paese AirBnb è diventato il punto di riferimento di quanti desiderano condividere una stanza extra, una casa che si usa poco o... una tenda (date un'occhiata qui), facendolo sapere a tutto il mondo grazie alla piattaforma social.

AirBnb Logo

Opera invece sul web da 8 anni BlaBlaCar, la società parigina che mette in contatto le persone in cerca di un passaggio (circa un milione al mese) con gli automobilisti che hanno posti liberi e che desiderano condividere i costi del viaggio.

Blablacar for Ladies

Secondo la ricerca di Ipsos, il 75% degli italiani sa che la sharing economy è la condivisione di beni e servizi: la casa, la bici, l'automobile (nel senso di offrire passaggi in modo organizzato) e perfino l'ufficio o la scrivania (è il caso del co-working, molto di moda tra le startup digitali!). Ma appena l'11% dei 1.000 intervistati ha affermato di aver usato o offerto servizi di sharing economy. Nonostante ciò la strada pare tracciata e, complice la crisi (l’86% del campione ha dichiarato di aver cambiato le proprie abitudini di consumo), l'idea di possesso esclusivo di beni e servizi, spesso sottoutilizzati, sta forse passando di moda. Almeno nella fascia più giovane della popolazione, quella che naviga e frequenta i social.


LE BASI
I punti di forza della sharing economy sono tre: innovazione, valore morale e risparmio economico. Il possibile risparmio, in particolare, per il 38% degli intervistati è il pilastro dell'economia di condivisione. Ma ci sono anche un buon 26% che la associa alla sostenibilità ambientale e un 22% all'innovazione. «La crisi e la necessità di far quadrare il bilancio familiare hanno agevolato, da un lato, le pratiche di sharing. Dall’altro lato la leva economica, pur preminente, non è la sola alla base della diffusione del fenomeno» afferma Fabio Era, senior researcher di Ipsos Public Affairs. «La novità e l’innovazione, la socialità, ma anche la sostenibilità ambientale e l’etica implicite nella condivisione di beni e servizi, sono le determinanti emergenti che possono sostenere la sharing economy una volta superata la crisi». Stando così le cose, è evidente che le motivazioni che spingono verso questo tipo di economia cambiano secondo le persone e passano, precisamente, dall'interesse individuale a quello verso altre persone e a quello collettivo, in un percorso di crescita personale che, nelle nazioni del Nord Europa, ha attecchito prima che da noi.
Frédéric Mazzella

Frédéric Mazzella, fondatore e ceo di BlablaCar


CONDIVIDERE GLI ALLOGGI
In questo scenario i due campioni della sharing economy, commissionari della ricerca Ipsos, sono pronti a sfruttarne i risultati. AirBnb, per esempio, potrà farsi forte del fatto che l'89% degli intervistati ritiene che il risparmio sia uno dei principali vantaggi di questa formula e che il 62% cerca offerte di qualità (e AirBnb è convinta di averle). Non solo: un'ampia maggioranza di clienti ritiene che scegliere un alloggio con AirBnb dia la possibilità di vivere i luoghi e la cultura del posto al di fuori del classico schema turista-hotel.

Joe Gebbia, Brian Chesky, Nathan Blecharczyk. Foto di Shidume Lozada

Joe Gebbia, Brian Chesky e Nathan Blecharczyk, co-fondatori di AirBnb

Quanto alla sicurezza di questa modalità di soggiorno, solo poco meno di un terzo degli intervistati si dice non interessato ai servizi di AirBnb per riserve su questo aspetto. Matteo Stifanelli, country manager di AirBnb Italia, commenta dicendo che «la sicurezza è uno degli aspetti chiave. Offriamo una garanzia a chi mette a disposizione la propria casa e un servizio di assistenza clienti attivo 24 ore su 24 e in 16 lingue, per rendere la community la più sicura e affidabile possibile».


CONDIVIDERE L'AUTO
Passando dagli alloggi agli spostamenti, l'altra metà della ricerca Ipsos riguarda la mobilità condivisa (ridesharing), di cui BlaBlaCar è il marchio più conosciuto. Perché fare, per esempio, Milano-Roma con l'auto mezza vuota quando si possono condividere le spese di benzina e di pedaggio con altri passeggeri?

Blablacar Logo

Le statistiche ci dicono che in Italia ogni auto viaggia, in media, con due posti e mezzo liberi, che è un po' come il pollo di Trilussa ma altrettanto vero. BlablaCar, invece, dimostra che ci si può far dare un passaggio verso la Capitale dagli iscritti a BlablaCar, con circa 30 euro appena. «Viaggiare insieme è una soluzione semplice ed efficace per ridurre drasticamente le spese di viaggio in un’ottica di sostenibilità ambientale», afferma il country manager di BlaBlaCar per l’Italia Olivier Bremer. Sarà anche per questo che il servizio che propongono è maggiormente apprezzato dai giovani tra i 18 e i 24 anni e, sul totale, solo il 29% degli intervistati non è interessato al servizio.


UNO SGUARDO AL FUTURO
Insomma, se in cifre assolute gli entusiasti utenti della sharing economy in Italia sono ancora pochi (circa l'11% degli intervistati), la percentuale di coloro che ne pensano bene e di coloro che sono favorevoli a usarla porta a un totale molto più consistente, cosa che fa ben sperare riguardo alle potenzialità di crescita e al suo consolidamento anche nel nostro Paese. I prossimi mesi ci diranno in che modo e quanto.

Gli uffici di AirBnb

Gli uffici di AirBnb a San Francisco


Nota sulla ricerca “La Sharing Economy” Ipsos – La ricerca ha cercato di descrivere la situazione del nostro Paese attraverso un’indagine quantitativa su un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 18-64 anni, composto da 1000 individui e un’indagine qualitativa effettuata su 2 focus group composti da 8 partecipanti ciascuno con età compresa tra i 20 e i 55 anni, 50% uomini e 50% donne, tutti utilizzatori abituali di internet.