2020 | Le Olimpiadi per i "superumani"

Non servono muscoli, capacità straordinarie o talenti particolari: le gare sportive che il Comitato per gli Sport dei Superumani della Graduate School of Media Design della Keio University in Giappone sta cercando di organizzare, sono pensate per i dilettanti, gli anziani e le persone con disabilità fisiche di vario genere. Categorie svantaggiate? Niente affatto.

Perché nell’ottica dei creativi scienziati che compongono il board del Comitato, sono tutte persone candidate a diventare super uomini e super donne. Col potere di sollevare pesi anche se il carico massimo che si è alzato nella propria vita è la brocca dell’acqua a tavola, oppure tirare con l’arco con incredibile precisione anche se si è privi di vista o, ancora, sbaragliare gli avversari correndo i 400 metri anche se le ginocchia scricchiolano ormai da tempo.

Il tutto grazie a sensori, esoscheletri robotici, realtà aumentata, droni e a una serie di dispositivi tecnologici sviluppati appositamente per potenziare le (scarse) abilità di ciascuno.

Il nostro obiettivo è quello di creare sport dove l’uomo e la macchina compongano un unico sistema

Obiettivo 2020,  i ricercatori della Keio sono già al lavoro da un anno per mettere a punto almeno una parte dei congegni necessari a realizzare l’evento sportivo senza precedenti.

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Masahiko Inami - Ricercatore di
"aumentazione" umana e realtà virtuale

Masahiko Inami, ricercatore di realtà virtuale dell’Università nipponica, per esempio,   sta sviluppando un paio di occhiali dotati di due telecamere che, una volta indossati, consentono all’atleta di vedere cosa e chi è alle sue spalle. Un bel vantaggio per una grande varietà di competizioni!

Per le qualità sportive sovrumane, però, servono sport di nuova concezione, nuove regole, nuovi tipi di allenamento e preparazione  e anche nuove modalità di fruizione degli stessi da parte degli spettatori.

A tale scopo lo scienziato Takuya Nojima si sta dedicando ai sensori applicati a una disciplina sportive di sua invenzione. E’ un mix tra un gioco di ruolo e il dodgeball americano, una sorta di evoluzione agonistica della ‘palla prigioniera’ che giocavamo da ragazzini. Il nome ufficiale ancora non è stato comunicato. Quello che si sa, però, è che nella versione nippotecnologica di Nojima,  i punteggi vengono assegnati sulla base dei contatti fisici tra i partecipanti, rilevati dai sensori.

E’ facile capire come, in questo ambito, le possibilità siano infinite. E i ritrovati hi-tech congeniati in prima istanza per l’assistenza a disabili e portatori di handicap, possano diventare altrettanti interpreti e strumenti dello sviluppo di inedite attività fisiche agonistiche.

In un prossimo futuro, per esempio, Horus, l’archetto indossabile che traduce vocalmente la realtà circostante agli ipovedenti e non vedenti, da supporto per la quotidianità potrebbe trasformarsi in un assistente virtuale nelle competizioni che richiedono mira e precisione. O, viceversa, il casco per la realtà virtuale Oculus, ideato per il gaming, essere indossato da inediti ginnasti  per futuristiche sfide da medaglia d’oro.

Con abilità sovrumane come la forza potenziata, il volo, il teletrasporto e la visione dinamica, imprementati da tecnologie avanzate quali droni, tele-assistenza e occhiali ‘smart’, il giocatore può godere di sport come avesse acquisito una nuova facoltà

E’ facile capire come, in questo ambito, le possibilità siano infinite. E i ritrovati hi-tech congeniati in prima istanza per l’assistenza a disabili e portatori di handicap, possano diventare altrettanti interpreti e strumenti dello sviluppo di inedite attività fisiche agonistiche.

In un prossimo futuro, per esempio, Horus, l’archetto indossabile che traduce vocalmente la realtà circostante agli ipovedenti e non vedenti, da supporto per la quotidianità potrebbe trasformarsi in un assistente virtuale nelle competizioni che richiedono mira e precisione. O, viceversa, il casco per la realtà virtuale Oculus, ideato per il gaming, essere indossato da inediti ginnasti per futuristiche sfide da medaglia d’oro.

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La maschera per la realtà aumentata Oculus

Per  vedere avverarsi le Olimpiadi dei Superumani, però, di strada da fare ce n’è ancora molta e mancano solo cinque anni allo scadere del tempo. Così il Comitato - composto da  quaranta membri di diversa provenienza (ricercatori, tecnici, ex atleti e sviluppatori di giochi, ecc) -  è alla ricerca di partner per sviluppare i dispositivi, metterli a punto, reperire i candidati super atleti ed essere pronti e operativi per l’appuntamento mondiale.

L’invito è aperto ad aziende hi-tech, ricercatori, scienziati, laureati in discipline meccaniche e informatiche, creativi, inventori, designer e futuristi. Per prendere contatto basta una mail a contact@superhuman-sports.org

(3 marzo 2015)