Diritto della robotica: alla UE le prime linee guida

Uomini e robot: se un aspirapolvere robot o un’auto autonoma ci procura dei danni, chi paga il risarcimento? A rispondere pensa il "Diritto della robotica", una materia ancora agli esordi di cui l’Italia sta ponendo le basi in Europa, grazie al progetto RoboLaw

Non siamo ancora nel vivo della roboetica ma le ‘linee guida per la regolazione della robotica”, presentate alla Commissione e al Parlamento europeo da Erica Palmerini, docente di diritto privato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e coordinatrice del progetto RoboLaw, costituiscono comunque un passo importante. L’obiettivo è arrivare a regolamentare gli aspetti della coesistenza che, in un prossimo futuro, ci vedrà sempre più dividere gli spazi con le macchine autonome. Ossia a definire il Diritto della robotica.

Niente etica, elucubrazioni o riflessioni filosofiche, al momento le linee guida realizzate dagli studiosi del Sant’Anna prendono in considerazione il rapporto uomo-macchina sotto il profilo delle sicurezza e della tutela della persona. In particolare in quale misura e chi dovrebbe risarcire l’utente che, durante l’utilizzo di un dispositivo robotico, subisce dei danni? A chi vanno attribuite le responsabilità?

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Per dirimere la questione, il team del Sant’Anna ha presentato al Parlamento europeo uno studio che prende in esame alcune delle tecnologie emergenti più importanti e di grande impatto sociale. I veicoli autonomi, per esempio, ma anche le protesi e gli esoscheletri, i robot chirurgici e i robodomestici, ormai presenti in milioni di case. E sono state suggerite alcune raccomandazioni sul modo in cui l’Unione Europea potrebbe intervenire per una loro regolamentazione.

Consapevoli che la regolamentazione di un ambito ampio e in continua evoluzione come quello della robotica non potrà mai essere definito una volta per tutte ma solo affrontato nel tempo in un processo di analisi continuo, la prima indicazione fornita è che non ha senso definire soluzioni uniformi, da utilizzare per l’intero settore.

RoboLaw ha posto inoltre l’attenzione sulle conseguenze delle regole e sugli incentivi per sviluppare nuove tecnologie. Secondo il team di ricerca, infatti, l’imposizione di discipline normative punitive potrebbe causare uno spostamento della ricerca verso altri Paesi. Il rischio da evitare è che il Vecchio Continente veda contrarsi l’offerta di un mercato promettente, pari a 4,5 trilioni di dollari all’anno entro il 2025 (secondo uno studio McKinsey), perdendo così, oltre che il fatturato, anche la possibilità di influire sullo sviluppo delle tecnologie stesse.

Il progetto si è concentrato dunque sulle “regole di responsabilità” applicabili ai robot intesi come “prodotti”. Le norme in vigore non appaiono efficaci nell’aumentare la sicurezza dei prodotti e, al contrario, potrebbero ritardarne lo sviluppo. Per evitare che ciò accada, RoboLaw ha perciò suggerito di separare la funzione di incentivo alla produzione di beni con alto standard qualitativo (quindi sicuri) rispetto al risarcimento del danno subito dall’utilizzatore.

<<Se la sicurezza dei prodotti ‘robotici’ fosse garantita>>, dice Erica Palmerini, <<si potrebbe ipotizzare l’introduzione di esenzioni di responsabilità per i produttori. Il problema della compensazione del danno subito potrebbe essere risolto con sistemi di assicurazione obbligatoria oppure, nel caso delle protesi, con un ‘fondi di risarcimento automatico’ che prescindono dall’accertamento di una responsabilità in capo al produttore, da finanziarsi con una parte del prezzo di rivendita della medesima applicazione robotica>>.

In tale senso RoboLaw ha anche ipotizzato la nascita di un’autorità con specifiche competenze tecniche sulla sicurezza robotica.

(25 settembre)