Wearable I Horus racconta la realtà agli ipovedenti

La start up italiana Horus Technology ha realizzato un dispositivo che traduce vocalmente la realtà per ipovedenti e non vedenti. E ora sta raccogliendo i fondi necessari per dare inizio alla sperimentazione con le persone

Per ora è solo un prototipo ma il dispositivo che la start up italiana Horus Technology  sta mettendo a punto, potrebbe cambiare in meglio la vita di molte persone. Tutte quelle che hanno problemi alla vista (circa 300 milioni nel mondo).

Si chiama Horus (dal nome del dio egizio con la testa di falco) e si tratta di un dispositivo a forma di archetto che s’indossa poggiato sopra l’orecchio (un po’ come si fa con gli auricolari bluetooth), trasmettendo alla persona informazioni sulla realtà che la circonda, anche in contesti rumorosi. Sfruttando la conduzione ossea, Horus descrive ciò che vede e riconosce. Per esempio volti, oggetti, segnaletica stradale, i prodotti di un supermercato ecc.

Compatibile con la maggior parte degli occhiali, è composto da due parti: la prima contiene i sensori visivi e di orientamento; la seconda include la batteria e l’unità centrale di elaborazione da tenere sempre con sé in tasca o in borsetta. L’interazione con Horus avviene tramite pulsanti o vocalmente.

I giovani sviluppatori di Horus – il ceo Saverio Murgia, il cto Luca Nardelli e la business developer Benedetta Magri - hanno deciso di lanciare una campagna di finanziamento per raccogliere i fondi necessari a iniziare le fasi di test del prototipo con potenziali utenti.

La cifra necessaria non è enorme, si parla di un minimo di 20mila euro, utili per dare il via alla sperimentazione pratica.

Al momento  sono stati già raccolti circa 30mila euro da 314 sostenitori che hanno fatto la loro donazione nella pagina dedicata all’url http://crowdfunding.wcap.tim.it/horus.

Per contribuire c’è tempo ancora quattro giorni.

Sotto un video esplicativo del funzionamento di Horus

 

(27 febbraio 2015)