Wearable | Pagamenti e smartwatch: sì, forse, anche no

Vanno bene per il fitness, vanno bene per controllare la salute ma per i pagamenti proprio no: da una ricerca Gfk emerge lo scetticismo verso l’uso degli smartwatch per lo shopping. Ecco perché

Entrare in un negozio, acquistare una maglietta e pagare con lo smartwatch proprio no: secondo una ricerca condotta da Gfk su un campione di mille consumatori in Cina, Germania, Sud Corea e Gran Bretagna, risulta che in pochi (anche se non proprio pochissimi!) sono disposti ad utilizzare l’orologio ditale come sistema di pagamento. "Solo" poco più di un terzo (35%) degli intervistati. Ad eccezione degli americani che mostrano entusiasmo per lo smartwatch-borsellino nel 40% dei casi.

Davanti a circa il 70% di restii, è scattata subito la domanda <<Perché?>> e una seconda indagine volta a chiarire le motivazioni del rifiuto.

Ne è emerso che la maggior parte di quanti indossano uno smartwatch al polso, considerano questi dispositivi sicuramente adatti al fitness e al controllo della salute ma inadeguati per sicurezza e lentezza nei pagamenti dello shopping.

Per Robert Wucher, head of technology and digital solutions di GfK, la limitata considerazione degli smartwatch tra gli utenti è in parte imputabile alle aziende che per prime non li hanno compresi appieno. Commenta infatti: "Nonostante lo smartwatch sia stato posizionato come uno dei prodotti maggiormente in crescita tra i produttori di apparecchi tecnologici, i consumatori sembrano ancora riluttanti ad abbracciare le nuova tecnologia. Le nostre ricerche hanno mostrato che gli utenti non hanno ancora compreso totalmente le applicazioni offerte dalle wearable device, mentre i produttori ed i  provider da parte loro sembrano non avere ancora compreso totalmente quali siano le più rilevati esigenze dei consumatori, al fine di potervi rispondere efficacemente con una strategia in grado di modificarne i comportamenti".

In attesa che gli uni e gli altri si convincano (?!), il risultato è che i pagamenti con lo smartwatch anche no, grazie!

(19 marzo 2015)