Progetto Coconut, banda ultra-larga per tutti (o quasi!)

Coconut è un progetto europeo della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa che punta a portare la  connessione a 953 Mbps nella case degli italiani. Tutti i dettagli

Di certo non sarà una cosa dall’oggi al domani ma, almeno, è chiaro che è assolutamente fattibile. Stiamo parlando di avere presso il nostro domicilio una larghezza di banda pari a un 1 Gbps, o meglio, nello specifico 953 Mpbs. E' quanto si prefigge il progetto Coconut, coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e che vede la partecipazione di altri atenei europei quali l’Universitat Politecnica de Catalunya (Spagna) e Athens Information Technology Center (Grecia), a cui si aggiungono l’operatore British Telecom (Regno Unito), le aziende fornitrici di apparati/dispositivi Ericsson AB (Svezia) e Alcatel-Lucent 35Lab (Francia), le aziende Promax Electronica (Spagna), Optronics Technologies (Grecia).
 

Il progetto può contare su un budget complessivo di ben 4.1 milioni di euro, di cui 2.8 milioni sono stato erogati come contributo diretto dalla Comunità Europea. Alla base del progetto c’è l’obiettivo di portare la banda ultra-larga nelle abitazioni residenziali, utilizzando le infrastrutture già esistenti, in questo caso la connessione in fibra.
 

La tecnologia utilizzata per il progetto si chiama Passive Optical Network (pon). <<Nella versione più performante>>, spiega Ernesto Ciaramella, coordinatore del progetto Coconut, <<le reti pon utilizzano la multiplazione di lunghezza d'onda, ovvero molti canali a lunghezza d'onda diversa (wdm). La nostra intenzione è di aumentare in maniera significativa il numero di canali, cioè il numero delle lunghezze d'onda e, pur mantenendo la compatibilità con le infrastrutture attuali, estendere in modo significativo le dimensioni della rete e quindi il numero di utenti in grado di connettersi, aprendo la strada verso le soluzioni che sono spesso indicate come 2Gigabit-to-everyone", con un costo accessibile per tutti gli utenti>>. Con la nuova connessione sarà quindi possibile scaricare video in alta definizione in pochi secondi, o vederli in straming senza rallentamento alcuno.

A livello industriale si potrebbe utilizzare per collegare le torri della rete cellulare, una prospettiva interessante anche per la futura rete mobile 5G.

Secondo la Full Service Access Network, l’organizzazione che raggruppa fornitori di accesso e operatori di rete, Coconut è risultato essere uno dei progetti più interessanti da sviluppare per una futura generazioni di apparati per la connessione a internet domestica, soprattutto perché, appunto, si basa su un cablaggio già esistente come la fibra ottica. 
 

Ma l’ostacolo più grande pare essere proprio questo: in Italia la fibra ottica stenta a decollare perché si riesce ad avere solo nelle grandi città, non senza qualche problema a livello logistico, e anche a costi elevati. Di certo se i vari operatori adottassero le tecnologia del progetto Cocunut e garantissero una banda di 1 Gbit/s, a prezzi accessibili, forse anche nel nostro Paese la connessione in fibra potrebbe attingere nuova linfa per il suo sviluppo. Come detto, non è ancora ipotizzabile quando tutto questo sarà effettivamente a disposizione degli utenti. Una cosa però è certa: la tecnologia esiste e funziona. Ora la palla passa agli operatori nostrani di telecomunicazioni.

(8 febbraio 2016)