Open data | Secondo ITIF l’Italia batte la Germania

L'Information Technology and Innovation Foundation (ITIF) fa il punto sullo stato di attuazione da parte dei governi firmatari della "Carta dei Dati Aperti del G8 per la trasparenza e lo sviluppo”. Ne emerge che, complessivamente, l'Italia supera la Germania. Anche se di strada da fare ce n'è ancora molta. I criteri su cui si è basato lo studio e il report completo scaricabile

Nel giugno 2013, durante l’incontro del G8 in Irlanda, Italia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Germania, Giappone e Canada hanno firmato la "Carta dei Dati Aperti del G8 per la trasparenza e lo sviluppo".

A distanza di quasi due anni, a fare il punto sullo stato dell’applicazione del documento da parte dei governi firmatari, interviene il rapporto "Open data in the G8", realizzato dalla Information Technology and Innovation Foundation (ITIF). Si tratta di un gruppo non-partisan con sede a Washington, la cui missione è promuovere le politiche pubbliche per l'innovazione tecnologica.

Per "open data" s’intendono quei dati pubblici, inerenti il settore della sanità, delle tecnologie dell'informazione, dell'ambiente e di tutto ciò che riguarda la governance di un Paese, che devono essere messi liberamente a disposizione dei cittadini.

Il documento prende in analisi quanto e in che modo i governi stanno mantenendo fede all’impegno preso, secondo cinque criteri di base:

- Mettere gli open data a disposizione in formati leggibili automaticamente
(A meno che non vi sia un motivo valido per non trasmetterli come, per esempio, problemi legati alla privacy o alla sicurezza nazionale)

- Garantire la qualità e la quantità dei dati
(I dati devono essere esaminati e "puliti")

- Rendere i dati fruibili da tutti
(A tale scopo le agenzie governative devono standardizzare i metadati, cioè i dati che descrivono altri dati, utilizzando licenze libere e garantendo l’accessibilità generale)

- Condivisione dei dati per una migliore governance
(Ogni Paese deve condividere internazionalmente le buone pratiche in materia di open data)

- Condivisione dei dati per consentire l'innovazione

Sulla base di un punteggio di 100 punti (20 punti per ogni criterio), il report ha dunque realizzato una classifica dei Paesi migliori e peggiore. In testa c’è la Gran Bretagna con 90 punti, seguita da Canada e Stati Uniti (80), Francia (65), Italia (35), Giappone (30), Germania (25) e, come fanalino di coda, la Russia con soli 5 punti.

Secondo lo studio, il penultimo posto della Germania è dovuto alla mancata applicazione di due dei cinque criteri presi in esame.

All’aumento esponenziale degli attacchi informatici alle infrastrutture pubbliche, registrato nel 2014, invece, è in parte imputabile la riluttanza di alcune nazioni a rendere disponibili i propri dati.

Il report completo si può scaricare cliccando su "Open data in the G8" .

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