L’Alveare che dice sì!: il mercato a km 0 è social

Sharing economy per l’acquisto di alimenti freschi, sani e a km 0: L'Alveare che dice sì! mette in contatto utenti e produttori locali, riunendoli in gruppi e consentendo di essere raggiungibili. Ecco come funziona

L'idea è nata in Francia nel 2011 ed oggi, a distanza di 5 anni, conta 650 alveari. Dopo la Spagna, la Gran Bretagna, il Belgio e la Germania, da pochi mesi è arrivato anche in Italia e, nonostante il breve lasso di tempo e la scarsa pubblicità, esistono già più di 30 gruppi di vendita da nord e sud della Penisola.

L'Alveare che dice sì! è una piattaforma web che consente agli utenti di individuare e mettersi in contatto con i produttori locali, combinando tecnologia e agricoltura sostenibile.

Si tratta in sostanza di un nuovo modo per vendere e comprare i prodotti locali, utilizzando internet e la sharing economy per soddisfare le esigenze degli uni e degli altri, sia in termini di qualità che di prezzi, e creare una distribuzione più efficiente dei prodotti di zona.

La piattaforma di vendita, infatti, favorisce gli scambi diretti fra gli agricoltori locali e le comunità di consumatori che si ritrovano una volta alla settimana creando piccoli mercati temporanei a Km 0, detti appunto "Alveari".

Funziona così: i produttori locali presenti nel raggio di 250 km si iscrivono al portale e si uniscono in un "Alveare", mettendo in vendita online i loro prodotti (frutta e verdura di stagione, latticini, formaggi ecc). I consumatori che si registrano sul sito possono scoprire sulla mappa dove si trova l’Alveare più vicino casa, scegliere i prodotti, acquistarli e andarli a ritirare di persona. Per gli utenti è anche possibile scoprire un produttore di qualità, spargere la voce tra gli altri iscritti e coinvolgerlo in un Alveare. In tal modo si acquista meglio e si risparmia.

Il ritiro dei prodotti avviene settimanalmente nel giorno della distribuzione organizzata dal gestore dell’Alveare, cioè colui che ha preso l’impegno di tenere il contatto con gli agricoltori e che si occupa di pianificare eventi, aperitivi e visite guidate nelle aziende dei produttori per creare un vero network di relazione e conoscenza diretta.

L’incontro tra agricoltori e consumatori può avvenire in luoghi diversi, dal bar al ristorante, alla sala dell’associazione che mette a disposizione i propri spazi.

In questo meccanismo, che mette al centro la comunità e la genuinità dei prodotti, la filiera corta viene così modernizzata, promuovendo un modello di commercio più equo.

Sotto il video di presentazione

 

 

(15 marzo 2016)