Google Project Loon:primi test dei palloni per internet

Cosa sono, come funzionano e dove si stanno svolgendo i primi esperimenti del palloni aerostatici da inviare nella stratosfera per portare nelle zone più remote del pianeta la connessione a internet

Portare internet ovunque, fin nelle zone più impervie del pianeta, dove il classico cavo telefonico o le reti in fibra non potrebbero mai arrivare. Questo è quanto si prefigge il Google Project Loon, un sistema che prevede l’invio di palloni aerostatici nella stratosfera (a più di 32 km dalla terra) per creare una rete senza fili che, a livello di velocità, si avvicina molto al 3G.

Funziona così: ad ogni pallone aerostatico è collegato un computer del peso di circa 15 Kg, che serve agli ingegneri di volo per comandare a distanza il pallone. Nel computer è anche presente un router wi-fi che trasmette la connettività a internet nel terreno sottostante. La stratosfera, che in genere viene utilizzata solo per palloni meteorologici e aerei spia, sopra le nuvole, è al sicuro da tempeste e oltre le rotte dei voli commerciali.

Ma in questa porzione di cielo sono spesso presenti forti venti, a volte superiori ai 300 chilometri all'ora. Per questo motivo, una delle sfide del progetto Google Loon per fornire un servizio wireless affidabile, è quella di essere in grado di garantire la presenza di almeno un pallone aerostatico nel giro di 40 chilometri.

Lunedì scorso, i primi test di questa nuova tecnologia, sono iniziati nello Sri Lanka, dove il primo pallone, lanciato dal Sud America, è entrato nello spazio aereo dello stato asiatico. I test sono eseguiti per controllare le fasi di volo, l’efficienza dello spettro dove gli utenti potranno connettersi per navigare in internet e altre questioni tecniche. I palloni aerostatici, riempiti ad elio, potranno rimanere in volo per 180 giorni. Una volta atterrati potranno essere riciclati e resi disponibili per un nuovo viaggio in aria.

Lo Sri Lanka non ha dovuto investire nessun capitale per il progetto e in più  ma riceverà una quota di partecipazione dovuta al permesso rilasciato a Google per eseguire i test nel proprio spazio aereo. Una partecipazione del 10% invece sarebbe offerta ai gestori telefonici dell’isola, che potrebbero rivendere le connessioni dati ai propri clienti a prezzi anche minori di quelli attualmente in vigore, oltre ovviamente ad estendere la copertura in zone attualmente sprovviste di connessione internet.

Sotto un video dimostrativo

 

(16 febbraio 2016)