Studio degli oceani e climate change: nasce EMSO ERIC

Comprendere a fondo gli ecosistemi marini per prevenire i disastri naturali, tra cui i terremoti, dovuti anche ai cambiamenti climatici. Come? Grazie ai Big Data e a una nuova infrastruttura di ricerca europea di cui l'Italia fa parte

Circa il 70% del nostro pianeta è occupato dagli oceani. Eppure si sa molto di più del restante 30% di terre emerse che non di questo enorme ambiente sovrastato dalle acque.

Dando un'occhiata alla mappa delle faglie mondiali, lo studio degli oceani è fondamentale, perché consente non solo di capire meglio i processi fisici, biologici e chimici, ma anche le mutazioni climatici e geologiche in atto, basilari per salvaguardare il futuro della biodiversità, dell’evoluzione del clima ed anche per l’adattamento umano alle calamità naturali. Indagare a fondo gli aspetti inesplorati di questi delicati ecosistemi è quindi un’urgenza non più rinviabile.

A questo scopo, dunque, grazie al supporto economico dell’Unione Europa, attraverso Horizon 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’UE, è nato ora il Consorzio di Ricerca Europeo EMSO ERIC, che ha sede a Roma. La sigla sta per European Multidisciplinary Seafloor and water-column Observatory (EMSO) e European Research Infrastructure Consortium (Eric).

Il Consorzio, creato da otto paesi (Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania, Regno Unito, Spagna), vuole promuovere attivamente la ricerca scientifica europea in ambiente marino. L’ente capofila per l’Italia di Emso Eric è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

<<L’osservazione marina è fondamentale, perché l’ambiente oceanico vive gli stessi fenomeni che ci colpiscono drammaticamente di volta in volta, come disastrosi terremoti e eruzioni vulcaniche, ed è anche dove si generano gli Tsunami>>, spiega Carlo Doglioni, Presidente INGV. <<Gli eventi climatici estremi, come quelli che hanno recentemente colpito l’Italia e che ci aspettiamo che accadano sempre più spesso, sono parte integrante dei cambiamenti climatici globali, nei quali l’oceano ha un ruolo-chiave di regolazione>>.

L’infrastruttura di Emso Eric è in grado di fornire una massa senza precedenti di Big Data, liberamente a disposizione degli scienziati e anche di quanti sono interessati a comprendere appieno il serio problema rappresentato dal climate change.

La rete gestita dal consorzio europeo è su scala continentale e consiste di sistemi di osservazione a lungo termine e alta risoluzione, con monitoraggio in tempo quasi reale. E’ composta da 11 osservatori sottomarini a grandi profondità che forniscono grandi flussi di dati e 4 siti per test in acque basse, per il monitoraggio di processi ambientali che riguardano la geosfera, la biosfera e l’idrosfera e le loro interazioni. I siti sono posizionati in luoghi chiave dall’Artico all’Atlantico al Mediterraneo fino al Mar Nero, formando così una infrastruttura europea su vasta scala al servizio della comunità scientifica internazionale. Questo sistema consente la raccolta di dati preziosi su rischi naturali, cambiamento climatico e ecosistemi marini.

Gli osservatori oceanici, in continuo sviluppo, sono realizzati per dialogare con molteplici piattaforme di ricerca, consentendo un continuo flusso di dati dall’oceano e l’interattività con gli strumenti, sia attraverso connessioni dirette che attraverso trasmissioni satellitari o via internet.

In generale il monitoraggio continuo e globale degli oceani è una sfida di importanza e difficoltà paragonabile all'esplorazione spaziale: studio accurato e ottimizzazione degli spazi per rendere una singola infrastruttura utile per molteplici obiettivi scientifici, nonché adatta all'uso di una larga ed eterogenea comunità di studiosi, tra cui biologi, oceanografi, geofisici, chimici e ingegneri.

<<Emso Eric è cruciale per ottenere set di dati per il monitoraggio a lungo termine dei mari europei e degli oceani>>, conclude Robert-Jan Smits, Direttore Generale del Direttorato Generale Ricerca e Innovazione RTD-Commissione Europea. <<Questi dati sono fondamentali per affrontare gli effetti del climate change ma anche per mitigare i rischi naturali e incrementare la tutela della biodiversità>>.