Passione Drone Racing, il nuovo sport che fa volare!

di Francesca Tarissi

Adrenalina ai massimi livelli, senza rischi né controindicazioni. Tranne, forse, quella di diventare "addicted". E' così che la maggior parte dei piloti descrive il drone racing, il nuovo sport che sta impazzando in tutto il mondo. Nato negli Stati uniti pochi anni fa, la nuova disciplina si sta ora diffondendo anche in Italia.

Si tratta di uno sport aperto a tutti, a prescindere da età e sesso, che unisce la passione per il volo alla voglia di competere facendo gareggiare dei mini droni o, per dirla col gergo degli appassionati, dei mini racer. Sono velivoli radiocomandati a quattro motori (multirotore), del peso di poche centinaia di grammi e, spesso, "fuoriserie", che si pilotano in remoto utilizzando un controller wifi.

I multirotore - e questa è la parte più coinvolgente -, fanno vivere a chi sta ai comandi il volo in prima persona, grazie a occhiali video (detti goggles), collegati alla videocamera del mini drone: è la modalità chiamata First Person View (FPV), ossia visione in prima persona. Chi gareggia vede esattamente ciò che il drone riprende ed entra in una dimensione immersiva che non ha eguali, quasi fosse il protagonista di un inseguimento stellare alla Star Wars.

«L’emozione è indescrivibile», ci racconta Massimiliano Pozzani, esperto di droni e FPV. «La prima volta mi tremavano le gambe per le vertigini. Mi sembrava di essere nel drone, a 6 metri di altezza, come stessi pilotando dalla cabina di un jet».

Diversi per misure, peso e dotazione dai comuni droni professionali e amatoriali, i mini droni da gara viaggiano tra i 60 e i 100 km/h e oltre: vere schegge dei cieli. Hanno un’autonomia di volo  di circa cinque minuti e il saperli condurre al traguardo è affidato all'abilità di ciascun pilota (non hanno il gps per farli tornare automaticamente alla base).

«Un buon pilota deve conoscere pezzo per pezzo il proprio multirotore per capire se sta funzionando al massimo delle prestazioni» ci dice Ben "CaliFrag" Saraceno, il campione 33enne giunto terzo allo scorso Us National Drone Racing, il campionato americano di droni da gara «e, soprattutto, deve saperlo riparare da sé».

Come negli altri sport motoristici, infatti, anche nelle gare di droni i piloti più bravi sono anche un po’ meccanici e "maker", e i punti di contatto tra i due mondi – quello di chi vola col proprio mini racer e quello di chi sa costruire, inventare e innovare – sono molti.

«In commercio esistono kit "ready to fly", pronti al volo», ci spiega Giuseppe "BadSide84" Rinaldi, terzo allo scorso FPV Weekender di Pourrières (Marsiglia)e tra i fondatori di FPV-It, che si pone come punto di riferimento per l'FPV racing in Italia« ma io gareggio con un Apache EVO, drone progettato da Diego Chiara, mio amico e pilota, che raggiunge i 120 km/h ed è studiato in modo tale che, in caso di crash, tutta l'elettronica, batterie comprese, rimanga protetta».

Eccessiva prudenza? Non proprio! Solitamente i percorsi di gara prevedono la presenza di ostacoli da superare a grande  velocità, costituiti da porte, tunnel e bandiere tipo slalom da sci. E, nonostante le barriere siano rivestite per non danneggiare i mezzi, basta una disattenzione del pilota per sbattere e accumulare penalità o, peggio, perdere pezzi di velivolo e gara.

Le categorie di gara sono la Classe250 (quadricotteri con interasse diagonale dei motori di 250 mm ed eliche fino a 5 pollici), la Classe 300 (interasse diagonale dei motori di 300 mm ed eliche da 5 e 6 pollici) e la Classe 180 (la più recente, che prevede un interasse massimo di 180 mm, eliche da 4 pollici e peso inferiore ai 300 grammi). E' vietato l'utilizzo di  eliche in carbonio e del gps.

Le competizioni si svolgono in garage o edifici abbandonati, in spazi indoor autorizzati e, all’estero (da noi è vietato), anche in spazi aperti dotati di alte reti per la sicurezza dei piloti, dei giudici di gara e degli spettatori.

Le gare dei grandi eventi sono rese ancora più spettacolari dai maxi schermi che, a bordo campo, trasmettono in tempo reale le immagini riprese dai droni, come durante la Us National Drone Racing, la più importante gara mondiale che si è svolta lo scorso luglio presso il California State Fair.

In uno stadio appositamente attrezzato si è tenuto un evento incredibile che, benché alla prima edizione, è stato seguito in diretta streaming in 126 Paesi e anche in tv, grazie alla copertura dei più importanti network americani.

Le gare, in cui si sono sfidati 120 tra i migliori piloti provenienti da tutto il globo, erano valutate da tre giudici di gara e sostenute da 60 sponsor, tra cui la Nasa e la Federal Aviation Administration (l’equivalente del nostro Enac) che hanno messo in palio un montepremi di 25mila dollari: poco se paragonato a una finale di tennis modello Us Open, molto se si considera che il drone racing è giovanissimo.

«Il drone racing sta rapidamente diventando uno sport mondiale», chiosa Scot T. Refsland, tra gli organizzatori del Us National, «tanto che, subito dopo l'annuncio del prossimo campionato mondiale, nel 2016 alle Hawaii, abbiamo ricevuto richieste d’iscrizione da piloti provenienti da oltre 30 Paesi, tra cui l’Italia».

Non ci vorrà molto, dunque, prima che gli sponsor, grazie agli ingaggi, consentano ai piloti di vivere di drone racing. Allora nuove star quali Chad "FinalGlideAUS" Nowak, gettonatissimo super campione del Us National, potrà dire addio al suo lavoro in una compagnia petrolifera e dedicarsi a tempo pieno ai droni da gara.
 


Chad Nowak alla premiazione del US National

Australiano di Brisbane, il 37enne Nowak ha sbaragliato la concorrenza e vinto il premio (10mila dollari) terminando il circuito di gara 3 secondi più in fretta del secondo classificato. «Partecipare alle gare internazionali costa» - ci racconta Nowak - «e senza il supporto economico di sponsor come FatShark (l’azienda che produce i goggles più utilizzati dai piloti, ndr) non avrei potuto andare negli Stati Uniti e vincere!».

Insieme agli sponsor, le corse di droni hanno un altro formidabile alleato: YouTube. La piattaforma, divulgando in tutto il mondo le migliaia di video degli appassionati, amplifica la tendenza e, di fatto, crea ogni giorno nuovi spettatori e neo-piloti di drone racing.

 

Il drone racing è uno sport aperto a tutti

«Sono persone di ogni tipo», dice Vittorio Menna, amministratore della pagina Facebook Personal Drones, «ambosessi dai 14 ai 70 anni e oltre di età. C'è il pilota che incarna il ruolo dell'esploratore saggio e coraggioso, che vede il mondo da punti di vista inusuali, e il neofita bullo con manie di onnipotenza».

«Il drone racing è eccezionale perché è il primo sport al mondo in cui il pilota guida usando un avatar», ci spiega Ryo Rex, fondatore dell’Aerial Grand Prix, un'organizzazione mondiale con partnership in 20 Paesi in cinque continenti. «E, anche se virtuale, vive una vera esperienza extracorporea. Del tutto sicura, però, perché non comporta lo stress e i pericoli di chi vola davvero, e non servono particolari allenamenti fisici».

I seguaci del nuovo sport aereo sono in costante aumento anche in Italia, tuttavia le misure di sicurezza imposte dal regolamento Enac, che vietano allenamenti e gare in spazi aperti, ne rallentano la diffusione. «Tutti gli eventi si svolgono indoor, in spazi racchiusi da reti di sicurezza che isolano i percorsi di gara dal pubblico e dai piloti», interviene l’esperto Pozzani. « Ma, con accorgimenti specifici, anche da noi si potrebbero organizzare gare FPV in spazi esterni. Per esempio in campi lontani dalle città, protetti da reti lungo tutto il perimetro del tracciato, un quadrato di 100/120 metri di lato. Assegnando a ogni pilota un controllore (in gergo spotter), che segue a vista il relativo drone e ne controlla lo spazio circostante, è anche possibile spegnere i motori del quadricottero in caso di emergenza, perché lo spotter può intervenire direttamente sul controller del pilota».

Per iniziare a praticare il drone racing esistono droni del peso di poco più di 20 grammi che permettono di allenarsi in tutta sicurezza in casa

<<Il drone racing ha infinite possibilità di sviluppo>>, conclude Refsland. << Di recente abbiamo portato una crew di piloti per fare un sopralluogo alle Hawaii e abbiamo inventato una nuova forma di freestyle, il "Cliff Surfing": i piloti portano in alto il loro drone e poi lo fanno volare in picchiata il più vicino possibile alla scogliera. E’ come lanciarsi con un paracadute ma senza nessun rischio  mortale. Un brivido che tutti dovrebbero provare!>>

 

 

 

 

(29 gennaio 2016)