Biometria: negli aeroporti Usa conta la faccia!

Un nuovo progetto denominato Biometric Exit prevede la comparazione fra la foto del passeggero scattata prima dell’imbarco e quella sul visto di ingresso. Il sistema potrebbe essere presto introdotto in tutti gli scali internazionali degli Stati Uniti. Ecco come funziona

Negli Usa, i recenti provvedimenti presi dall’amministrazione Trump in materia di visti d’ingresso nel Paese, potrebbero dare una forte accelerazione all’adozione di sistemi di riconoscimento facciale geometrico negli aeroporti. Qualcosa di simile è già stato testato, da parte della TSA (Transportation Security Administration), l’ente della sicurezza nazionale, presso gli aeroporti JFK di New York e quello di Dulles; iniziative simili sono eseguite  anche presso l’aeroporto internazionale della capitale candese Ottawa e in vari aeroporti europei, tra i quali Heathrow a Londra e lo Schiphol di Amsterdam.

Il nuovo progetto, chiamato Biometric Exit,  prevede di estendere l’adozione della biometria a tutti gli aeroporti internazionali degli Stati Uniti.

Il controllo con riconoscimento facciale funziona così: i passeggeri che lasciano il Paese vengono fotografati immediatamente prima dell’imbarco e la foto viene comparata con quella del visto in formato passaporto. Se le due immagini non coincidono scattano i controlli, poiché può significare che quella persona è entrata nel Paese illegalmente.

Il metodo della comparazione delle immagini è attualmente impiegato per un unico volo, da Atlanta a Tokyo ma potrebbe presto essere esteso a molti altri voli e aeroporti americani. Prima, però, dovranno essere risolti dei nodi.

Alcuni contestano il fatto che, negli Stati Uniti, i sistemi di riconoscimento facciale sono basati su dati che riguardano principalmente soggetti di razza bianca, perciò registrano un elevato tasso di errore quando si trovano a esaminare soggetti di altre razze. Il dato è stato confermato anche da uno studio condotto dall’Fbi nel 2012. Una minore accuratezza nel riconoscimento si ha anche con soggetti di sesso femminile e nei giovanissimi. Se queste pecche non saranno corrette potrebbero sorgere seri problemi in tema di diritti civili, considerato che i titolari di visti d’ingresso risultano in media più giovani e meno di razza bianca rispetto alla maggioranza della popolazione Usa.