GRANDE GUIDA AI MIGLIORI SMARTPHONE FOTOGRAFICI

Tutti gli smartphone, ormai, hanno la fotocamera principale da almeno 8 o più Megapixel ma non tutti fanno buone foto (o video). In questa guida vi spieghiamo tutto ciò che occorre sapere per scegliere uno smartphone all'altezza delle aspettative. A cominciare dall'obiettivo

Capitoli della grande guida ai migliori smartphone fotografici
L'importanza dell'obiettivo

Il sensore d'immagini
Come scegliere lo smartphone
I migliori modelli in vendita

Gli elementi che rendono un telefono un ottimo strumento per fotografare e fare video
In uno smartphone gli elementi fondamentali della sezione fotografica sono quattro: l'obiettivo, il sensore di immagini, il processore e il software di gestione. Ossia gli stessi delle fotocamere digitali. Tra fotocamera e cellulare, a parità di elementi, le differenze sono però enormi perché il cellulare non è fatto “solo” per fare fotografie. E, dunque, a questi quattro componenti se ne aggiungono molti altri, che devono essere contenuti in una sottiletta di poche decine di grammi.

L'obiettivo e la sua apertura
L'obiettivo condivide con il sensore cmos la responsabilità della qualità delle foto di un cellulare. Ed è anche il più bistrattato degli elementi. Fino a non molto tempo fa anche i telefoni di alta gamma montavano lenti che erano più vicine ai fondi di bottiglia che a un dispositivo ottico. Oggi, invece, nonostante siano fatte di plastica stampata (per contenere costi e peso) e non di vetro ottico, spesso le lenti dei telefonini sono ottime.

La qualità delle lenti dell'obiettivo, assieme con il sensore, contribuisce in modo determinante alla resa finale, e ciò indipendentemente dal numero di pixel del sensore. Ecco perché in commercio si trovano smartphone da 12 Mpixel che fanno foto più belle di telefoni con sensore da 20 Mpixel.

Il parametro storicamente più usato per valutare la qualità delle lenti di un obiettivo è l'apertura. Ossia la capacità di trasferire al sensore la maggior quantità e qualità possibile di luce che le colpisce, senza perdite e aberrazioni cromatiche. L'apertura di un obiettivo (qualunque obiettivo) viene misurata dai numeri f: più è piccolo il numero f, maggiore è la quantità di luce che attraversa l'obiettivo e migliore sarà la foto ottenuta.

La ragione di questa apparente incongruenza sta nel fatto che il numero f è una progressione geometrica, precisamente il rapporto tra la lunghezza focale della lente (vedi avanti) e il suo diametro. Perciò, più è grande il numero f più è piccolo il diametro della lente e, dunque, minore sarà la luce che la attraversa. Viceversa, un piccolo numero f indica che l'obiettivo trasmette al sensore più luce. Ecco perché i produttori di smartphone si vantano di dotare i loro modelli di obiettivi con numeri f bassi, per es. f/1,8 o anche meno.

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Rappresentazione dei diaframmi meccanici di un obiettivo fotografico, dalla massima apertura (f/1,4) alla minima (f/11)

Il numero f esprime la massima quantità di luce trasmessa dall'obiettivo (viene chiamata anche luminosità) ma, per fare buone foto, non è sufficiente un obiettivo luminoso, con basso valore di f. Infatti, per non ottenere foto troppo chiare o troppo scure deve essere possibile regolare, secondo la situazione di scatto, la quantità di luce che arriva al sensore. Serve il diaframma.

Il diaframma
A regolare la quantità di luce che arriva al sensore di immagini pensa un componente chiamato diaframma, ossia un insieme di lamelle regolabili, poste nell'obiettivo, che controllano la quantità di luce che va al sensore: se le lamelle sono chiuse (es. f/22) il foro attraverso cui passa la luce sarà molto piccolo. Se sono completamente aperte (es. f/1,8) tutta la luce che colpisce l'obiettivo arriverà al sensore e non verrà ridotta prima. Dunque si potranno fare foto con tempi di esposizione più brevi e, altro vantaggio per gli smartphone, con più luce che arriva al sensore si ottengono foto di migliore qualità, con meno disturbi e colori più fedeli.

Notate che gli smartphone non hanno un vero diaframma meccanico a lamelle (troppo costoso da fare). E' stato sostituito con uno software. In ogni caso il principio di funzionamento non cambia: passando da un numero f al successivo, più grande, la quantità di luce che raggiunge il sensore si dimezza: passando da un diaframma f/1,8 a uno f/2,0, per esempio, la quantità di luce che attraversa la lente è la metà. E la metà della metà passando da f/2,0 a f/2,4.

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Vista esplosa delle lenti, sensore di immagini, chip di controllo ed elettronica di servizio di uno smartphone 

Questo fatto porta con sé l'importante conseguenza che un obiettivo con ampia apertura (ossia basso numero f) permette di ottenere foto il cui soggetto è ben staccato dallo sfondo e dunque spicca, come se volesse uscire dalla foto, perché la zona che appare a fuoco è ridotta. La foto avrà cioè una bassa profondità di campo e, dunque, solo una piccola zona, davanti e dietro il soggetto principale, apparirà a fuoco.

Viceversa una foto scattata con diaframma chiuso, magari f/22, avrà una profondità di campo maggiore, ossia una zona a fuoco, davanti e dietro il soggetto principale, più ampia. Ma, rispetto all'esempio fatto sopra, a parità di scena e di luce dovrà essere scattata con un tempo di esposizione più lungo, perché minore è la quantità di luce che raggiunge il sensore. Dunque potrebbe risultare una foto mossa anche perché, diversamente dalle vere fotocamere, non sempre è possibile aumentare la sensibilità (ossia il valore iso) per scattare con un tempo di posa più breve.

Negli smartphone l'accoppiata tra le loro lenti piccolissime e gli altrettanto piccoli sensori di immagine (ne parliamo più avanti) fa sì che sia molto difficile ottenere foto con bassa profondità di campo: i soggetti vicini e più lontani appaiono tutti a fuoco e appiattiti.

Regolare il diaframma
In una fotocamera la scelta del giusto diaframma è fondamentale per ottenere esattamente la foto desiderata. Dal punto di vista della possibile regolazione dei diaframmi, però, al momento gli smartphone sono molto meno raffinati di una fotocamera. La scala dei diaframmi non si può quasi mai regolare meccanicamente (per questo si dice che hanno obiettivi ad apertura fissa) e la regolazione della quantità di luce che raggiunge il sensore viene fatta elettronicamente (con risultati a volte imperfetti), dal software di controllo della fotocamera o dai filtri creativi disponibili (es. per foto notturna, ritratto ecc.).

Negli smartphone l'unico modo per ottenere una ridotta profondità di campo è di scattare a distanza molto ravvicinata: primi piani di volti e di oggetti avranno davvero una resa superiore.

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Gli obiettivi degli smartphone hanno raggiunto un notevole grado di complessità e raffinatezza

Lo stabilizzatore delle immagini
Gli odierni smartphone top di gamma hanno lenti più nitide e con apertura massima di f/1,7 o f/1,9: un bel passo avanti rispetto a f/2,4 o superiore degli smartphone di appena un paio di anni fa ma ancora non basta. Ecco perché i produttori, oltre a mettere lenti luminose nei loro smartphone top di gamma, li hanno dotati di sistema di stabilizzazione delle immagini. Ossia di un sistema elettronico o meccanico (migliore) che compensa i tremolii della mano e i movimenti di chi impugna lo smartphone. Il vantaggio è che è possibile scattare anche in condizioni di luce scarsa (dunque con tempi di esposizione più alti) ottenendo comunque immagini nitide.

La lunghezza focale dell'obiettivo
Un altro parametro importante per valutare la bontà del reparto fotografico di uno smartphone è la lunghezza focale dell'obiettivo, che può essere normale (attorno ai 50 mm equivalenti di una fotocamera a pellicola), grandangolare (28 mm equiv. o meno) e teleobiettivo (più di 80 mm equivalenti).

L'iPhone 7 ha un obiettivo a 6 lenti con una focale che corrisponde ai 28 mm della fotografia tradizionale a pellicola: vuol dire che ha per obiettivo un moderato grandangolo. Più o meno tutti i telefoni hanno obiettivi con questa lunghezza focale.

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